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Un nuovo indice per salvare le pensioni dall’inflazione


Pensioni

Si scrive “Ipca”, ed è l’Indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione europea. Adeguare la rivalutazione delle pensioni all’Ipca, significherebbe proteggere i pensionati dalla perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione e da una pressione fiscale sempre più gravosa. Una delle principali proposte del 2022 di Cna Pensionati ha riguardato proprio l’adeguamento delle pensioni attraverso l’adozione dell’Ipca, ritenuto più adatto dell’indice per le famiglie di operai ed impiegati (Foi): il primo, infatti, sarebbe in grado di difendere meglio le pensioni quando l’inflazione si riaccende – come è accaduto  quest’anno – poiché il secondo non è abbastanza sensibile alle variazioni dei prezzi di quelle categorie di prodotti come alimentari ed energetici o sanitari, che hanno un peso maggiore nel paniere dei più poveri.

Anche l’ultima rivelazione Istat sull’inflazione dello scorso novembre ha certificato questa dinamica. I prezzi al consumo basandosi sull’Ipca sono aumentati dello 0,7% su base mensile e del 12,6% su base annua, mentre il Foi ha riconosciuto “soltanto” un aumento rispettivamente del +0,6% e del 11,5%.  Inoltre, in assenza degli interventi di natura fiscale adottati dai vari governi per contrastare i rincari dei prodotti energetici, l’inflazione misurata dall’Ipca a novembre sarebbe stata pari a +13,3%.

Con la legge di bilancio 2023 il Governo ha stabilito che l’indicizzazione deve essere riconosciuta al 100% per i trattamenti pensionistici inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps (poco più di 2.000 euro lordi mensili); superata questa soglia è previsto un décalage a partire dall’85% per lo scaglione successivo (poco di più di 2.500 euro lordi mensili).

Secondo Cna Pensionati questa misura avrebbe potuto avere un diverso impatto, migliorativo, se fosse stata adottata anche la rivalutazione in base all’Ipca.

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