Per più di tre italiani su quattro (il 76%) la sanità deve essere pubblica in un Paese, il nostro, nel quale oltre tre milioni di persone hanno rinunciato a curarsi perché non hanno potuto usufruire di prestazioni sanitarie a pagamento. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e presentata a Roma durante il convegno sul tema “Valore salute: Ssn volano di progresso del Paese. I 45 anni del Servizio sanitario nazionale, un’eccellenza italiana”.
Le interviste hanno riguardato un campione di mille persone di età compresa tra 15 e 75 anni, e un campione di 300 medici e odontoiatri.
Per il 90% degli intervistati la sanità deve essere una priorità del Governo nella Finanziaria. Secondo quanto è emerso, il 54% degli italiani promuove il servizio sanitario regionale, ma con grandi differenze territoriali. Se, infatti, al nord si raggiungono picchi del 69% di soddisfazione, al sud e nelle isole ci si ferma a quota 41%. Il 73% degli intervistati, inoltre, ha apprezzato l’avvento della tecnologia, in particolare per quanto riguarda le ricette elettroniche e il ritiro dei referti online, ma il 92% ha dichiarato di non essere disposto a farsi curare da una piattaforma di intelligenza artificiale. Il 75%, inoltre, ha detto a chiare lettere di non voler rinunciare al diritto di scegliere il medico di famiglia.
Dall’indagine è emerso che sempre più cittadini sono costretti a spostarsi in altre Regioni alla ricerca di centri di eccellenza, con punte del 79% al Sud e nelle isole. La stragrande maggioranza degli italiani, il 93%, vorrebbe, per questa ragione, un aiuto dallo Stato: oltre otto persone su dieci, invece, vorrebbero un’organizzazione sanitaria che porti l’eccellenza nei luoghi dove si vive, senza costringere i malati ai cosiddetti “viaggi della speranza”.