placeholder image

Sabino Cassese: Riforme istituzionali, avanti con cura


Varie

Modificare l’assetto istituzionale del nostro Paese non è cosa da poco. Ci abbiamo provato molte volte per migliorarne il funzionamento ma il Referendum ha respinto le scelte del governo di turno. Oggi sul tavolo ci sono due riforme che cambiano profondamente il volto delle nostre istituzioni, le competenze regionali e gli equilibri costituzionali. Ne parliamo con Sabino Cassese, celebre costituzionalista, giurista italiano, già ministro per la funzione pubblica nel governo Ciampi.

Domanda. Sul tavolo della politica ci sono due riforme pesanti: premierato e autonomie differenziate. Secondo lei come cambia l’Italia e quali benefici e criticità vede?

Risposta. L’obiettivo del premierato è quello di dare maggiore stabilità e coesione ai governi, perché nei tre quarti di secolo di storia repubblicana ne abbiamo avuti 68. L’obiettivo dell’autonomia differenziata è di consentire un maggiore decentramento a favore delle regioni nelle quali c’è maggiore tradizione locale, perché l’autonomia comporta, di per sé stessa, differenziazione. Le due riforme dovrebbero contribuire a un migliore funzionamento generale delle istituzioni pubbliche, per dare, da un lato, maggiore continuità all’azione di governo e dall’altro per consentire maggiore decentramento. Vanno, naturalmente, gestite bene per evitare che vi sia, da un lato, eccessiva verticalizzazione del potere, dall’altro eccessivi divari tra le regioni.

  1. La Carta Costituzionale è un capolavoro di pesi e contrappesi. La riforma sul premierato ne scardina completamente alcuni. In che modo nella sua stesura possono essere ricostruiti?
  2. Gli stessi autori della Costituzione si proponevano di introdurre delle correzioni al sistema parlamentare puro e la circostanza che poteri e compiti del presidente della Repubblica non vengano modificati attenua la concentrazione di poteri nelle mani del presidente del Consiglio dei ministri. Dall’altra parte, se il disegno di legge costituzionale che introduce il premierato consente agli elettori di votare contemporaneamente per una maggioranza parlamentare, cioè per una coalizione, e per un presidente del consiglio dei ministri, le scelte fondamentali restano nelle mani dell’elettorato: quello che cambia è piuttosto l’investitura, perché la scelta del presidente del Consiglio dei ministri sarebbe fatta dall’elettorato, mentre quella del presidente della Repubblica rimarrebbe nell’ambito del Parlamento, sia pure integrato con la rappresentanza delle regioni.
  3. Già oggi, per effetto della riforma del titolo V della Costituzione, la Sanità è a più velocità a seconda della singola regione in cui si vive. Nella Riforma delle autonomie differenziate questa materia, secondo molti analisti, rischia di essere ulteriormente terreno di squilibrio fra i vari territori. Condivide questa preoccupazione?
  4. È una preoccupazione che condivido, ma va considerato che l’attuale governo, in base alla legge approvata nel dicembre del 2022, si è impegnato a fissare prima i livelli essenziali delle prestazioni, poi a introdurre la cosiddetta autonomia differenziata. I livelli essenziali delle prestazioni dovrebbero assicurare diritti civili e sociali uniformi su tutto il territorio. Quello che è difficile assicurare è uniformità nell’efficienza delle prestazioni dei servizi, che dipende dalla politica locale, dalle culture regionali, dalle tradizioni amministrative e che, in ultima istanza, è nelle mani degli elettori delle regioni, che debbono saper scegliere bravi amministratori.
  5. Posto che ci siano le risorse per finanziare i LEP, ci spiega in che modo si intende definire il livello essenziale di prestazione in materie come alimentazione, ordinamento e comunicazione, porti e aeroporti, tutela e sicurezza del lavoro e cosi via? Cosa vuol dire esattamente?
  6. Vuol dire identificare i diritti civili e sociali che riguardano quelle materie e stabilire le prestazioni pubbliche dirette ad assicurarli, in modo che vi sia una sorta di piattaforma comune a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla regione nella quale vivono, determinata in sede nazionale, che va rispettata in sede locale, con la possibilità, prevista dalla costituzione, dello Stato centrale di sostituirsi alle regioni, se non assicurano le prestazioni determinate in sede nazionale.
  7. Il Rapporto della Cna sulla burocrazia dimostra in modo lampante quanto sia difficile – già oggi – per l’impresa diffusa italiana (nostro fiore all’occhiello) operare e districarsi in un mosaico di norme diverse. Le attività produttive hanno ormai una dimensione non solo transregionale ma transnazionale. Che rischi introduce la riforma dell’autonomia differenziata per i nostri piccoli imprenditori infilandoli in una ragnatela normativa a dimensione regionale?

D. Se si avrà l’accortezza di non sommare norme nazionali a norme regionali, di fissare a livello nazionale solamente gli standard essenziali, lasciando al legislatore regionale di regolare le materie già trasferite e quelle da trasferire, sarà il legislatore regionale che avrà la responsabilità di semplificare. Gli autori della Costituzione pensavano che le regioni, più vicine ai cittadini, fossero più sensibili alle loro esigenze: se questo si realizza, i cittadini potranno godere di un normativa meno pesante e farragi