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Internet e social, croce e delizia per i pensionati


Varie

Pubblichiamo i nostri Racconti di VerEtà

La prima volta che mi sono avvicinata alla conoscenza del computer e, di conseguenza, all’uso di Internet, è stato frequentando un corso. In quell’occasione ci venne spiegato che questo nuovo strumento serviva principalmente a scambiare informazioni e a comunicare a distanza tra persone e Paesi diversi, favorendo il trasferimento di conoscenze utili al reciproco aiuto e al miglioramento del benessere collettivo.

Oltre a considerarmi fortunata per il privilegio — allora riservato a una ridotta percentuale di persone della mia età — di poter accedere a questo nuovo mezzo di comunicazione, mi sono sentita catapultata in una cultura nuova, in un modo completamente diverso di vivere le relazioni.

Da quel momento, attorno a questo strumento si è sviluppato moltissimo. Internet ha contribuito a migliorare numerosi aspetti della nostra quotidianità e i suoi vantaggi sono stati innumerevoli e inconfutabili. Allo stesso tempo, però, oggi siamo sempre più consapevoli anche dei suoi lati negativi.

Per me, l’uso di Internet significa ormai confrontarmi inevitabilmente con il presente e con la vita quotidiana. Posso parlare e vedere in tempo reale amici e familiari, prenotare appuntamenti senza uscire di casa, programmare il tempo libero scegliendo film, corsi, documentari e programmi televisivi. Posso visitare luoghi lontani, conoscerne la storia, leggere libri e restare in contatto con persone anche sconosciute, la cui identità, purtroppo, spesso non è verificabile.

Questo benessere legato all’uso della rete si rivela però anche una sorta di cartina di tornasole dei rischi che la accompagnano: truffe, dipendenze e una sicurezza solo apparente. Le persone “over” sono sempre più frequentemente bersaglio di situazioni a rischio, con imbrogli perpetrati attraverso la rete. Vengono contattate per stipulare contratti fasulli, acquistare prodotti inesistenti o fornire dati personali, che vengono poi utilizzati per truffe e sottrazioni di denaro.

Siamo tutti, più o meno, consapevoli di questi pericoli e informati sull’importanza di tutelarci e denunciare. Tuttavia, restiamo comunque bersagli facili di truffe sentimentali e psicologiche, che lasciano segni profondi e spesso difficilmente sanabili.

Una recente ricerca sull’uso della rete ha rilevato che molte persone anziane trascorrono online numerose ore al giorno, trasformando Internet e i social, soprattutto Facebook, in una vera alternativa alla solitudine. Paradossalmente, questo strumento, nato per connettere, può diventare causa di isolamento e non di socialità; in alcune fasce orarie viene utilizzato persino più dai giovani. La gravità di questa situazione sta nel fatto che la conoscenza dello strumento, per gli anziani, è inferiore rispetto a quella delle nuove generazioni, con conseguenti minori tutele.

In situazioni che riguardano richieste di documenti, operazioni bancarie o sanitarie, davanti alle difficoltà nell’utilizzo della rete per pratiche indispensabili, ci sentiamo spesso dire: «Si faccia aiutare da un nipote». Il nipote, infatti, possiede una conoscenza più fluida e naturale, essendo nato con questi strumenti. Noi, al contrario, li abbiamo acquisiti in età adulta e li utilizziamo prevalentemente per lo svago, che è anche l’ambito più esposto ai rischi.

Persone fragili e bisognose di affetto non risultano adeguatamente tutelate dai truffatori che, in cambio di denaro, inventano situazioni drammatiche promettendo riconoscenza, amore e attenzione. Allo stesso modo, diventa difficile non sviluppare una dipendenza psicologica da alcuni programmi e applicazioni che coinvolgono emotivamente l’utente, riducendo progressivamente la libertà di scelta e sostituendo la condivisione affettiva reale con una solitaria condivisione di immagini.

Seguire per tutta la notte una “storia” avvincente, studiata per creare dipendenza, può provocare disturbi del sonno difficili da debellare e favorire un isolamento progressivo.

Trovo sempre più difficile individuare un punto di equilibrio tra il “dare e avere” nell’uso della rete. Diventa complesso stabilire quando e quanto sia giusto prendere da questo strumento.

Credo che, oltre a fornire informazioni serie e adeguate sui rischi e sui vantaggi di Internet, sia fondamentale garantire anche la possibilità di scelta. Occorrerebbe mantenere, per ogni esigenza, un servizio alternativo e tradizionale, che non obblighi l’utente a passare esclusivamente attraverso la rete.

Probabilmente le prossime generazioni non sentiranno il bisogno di questa tutela. Auspico però che i nostri figli possano fungere da anello di congiunzione con i nipoti, che della rete conoscono e sanno tutto, affinché questo equilibrio diventi realtà e, soprattutto, affinché la persona sia sempre garantita e protetta, sopra ogni altra cosa.

Maria Rosa Battan