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Presidente Marchetti: “Non temo sfide”


Politiche Associative, Apertura

Buongiorno presidente. Da quanti anni sei iscritto a Cna? Pensavi che un giorno potessi diventarne uno dei dirigenti più in vista e in particolare il presidente degli oltre 200mila associati a Cna Pensionati?

Sono iscritto alla CNA dal 1976, l’anno prossimo festeggerò il mezzo secolo! Quanto all’idea di ciò che avrei fatto in CNA, allora pensavo di fare come tanti miei colleghi, che si mettevano a disposizione quando c’erano cose da fare e problemi da affrontare. E questo è quello che ho fatto. Negli anni mi hanno chiesto la disponibilità a ricoprire alcuni incarichi e ho accettato. Alcuni sono stati di grande soddisfazione, altri meno, ma tutti mi hanno dato qualcosa. Penso che siano stati quei tanti “qualcosa” a portarmi qui oggi. Penso che, se non avessi fatto quelle esperienze, nessuno avrebbe pensato a me come possibile presidente di CNA Pensionati, un incarico tanto prestigioso quanto delicato e impegnativo.

Dopo le prime settimane di festeggiamenti e di comprensibile gioia, hai pensato ai problemi che a tuo parere andrebbero risolti per il bene dei nostri iscritti e di tutti i pensionati in genere?

Quando ho accettato di candidarmi, ero ben conscio che i problemi da affrontare sarebbero stati molti e nessuno di facile soluzione. A dire il vero, complessità e difficoltà del compito sono state la spinta che mi ha fatto decidere. Il quadro generale dei problemi da risolvere ovviamente me lo sto ancora facendo. Comunque, cerco di rispondere lasciando da parte per un attimo, i macrotemi della Previdenza, dell’Assistenza e della Sanità in generale, che sono alla base del nostro lavoro, e cito tre situazioni distinte.

La prima riguarda le liste di attesa per esami e visite specialistiche. Qualche risposta potrebbe essere ricercata da subito, partendo da una più accurata informazione. Faccio un esempio: pochi giorni fa, ad un convegno, un primario ospedaliero parlava di richieste di esami quantomeno superflue, fatte per carenza di informazione e ratificate da medici di famiglia sovraccarichi di pazienti. Questa criticità potrebbe essere affrontata già nel breve e medio periodo, e generare una significativa riduzione dei tempi di attesa.

Altro tema da affrontare è quello delle Case della Comunità, che anche laddove ci sono non vengono presidiate, spesso sono scatole vuote, realizzate a prescindere dalla fattibilità operativa: si ha la sensazione che siano state attivate solo perché c’erano le risorse del PNRR.

Voglio infine citare un argomento sul quale potremo lavorare: il disagio che per molti anziani è rappresentato dalla scarsa dimestichezza con i mezzi informatici. Tutti sanno che molte pratiche si possono sbrigare a distanza, senza la necessità di recarsi fisicamente nei vari uffici, ma molti faticano a districarsi perché mancano le competenze di base. CNA Pensionati potrebbe contribuire ad alleviare queste difficoltà (già lo fa in alcuni ambiti), proponendo percorsi formativi, con il duplice scopo di trasferire competenze e creare occasioni di socializzazione. Mi fermo qui, l’elenco non è certo esaustivo, ma già sufficiente per impegnare CNA Pensionati nei prossimi mesi.

Quale ruolo ipotizzi per l’associazione nei prossimi anni?

In estrema sintesi, penso che CNA Pensionati si debba definitivamente accreditare come parte costituente dell’intera Confederazione, per quanto riguarda il ruolo al nostro interno, e che ne diventi il referente elettivo per quanto attiene alla Previdenza, all’Assistenza e alla Sanità verso l’esterno. Di fatto CNA Pensionati può diventare il vero motore per raggiungere l’obiettivo di CNA Forza Sociale, una delle poche strade che possono permettere una ulteriore crescita, in termini di forza numerica e di propositività, di tutta la Confederazione. Crescita necessaria per essere all’altezza di sfide che nei prossimi anni diventeranno sempre più ardue, quali la realizzazione di un nuovo modello di protezione sociale e la difesa del potere di acquisto delle pensioni.

Per assicurare un futuro a CNA Pensionati è necessaria la partecipazione degli iscritti. Come pensi vada incentivata?

Certamente sarà necessaria una maggiore partecipazione e sempre maggiori attenzioni e competenze. Per incentivare tutto questo sarà anzitutto necessaria una puntuale e capillare comunicazione, al nostro interno e verso l’esterno. Parallelamente si dovranno potenziare i nostri servizi: Patronato e CAF devono continuare a dare risposte concrete alle istanze dei nostri associati e in generale dei cittadini: risolvere i problemi è il mezzo più sicuro per fidelizzare le persone e renderle partecipi del lavoro che abbiamo da svolgere. Le persone si allontanano quando manca lo spirito di appartenenza: il nostro viene da lontano, dagli artigiani che nel 1946 sentirono l’esigenza di unirsi per tutelare i propri interessi e per confrontarsi con le Istituzioni. Questo spirito va mantenuto e salvaguardato e CNA Pensionati può e deve farsi carico di questo impegno.

Il confronto con la politica non si può evitare quando si è alla testa di una organizzazione di rappresentanza, come ipotizzi il confronto con la politica a livello nazionale e territoriale?

CNA è fin dalle origini un’associazione abituata a confrontarsi su istanze e progettualità concrete. La nostra forza sta nella consapevolezza che possiamo presentarci ovunque, purché si continui su questa strada. Siamo in grado di comunicare i valori che rappresentiamo, possiamo promuovere campagne di sensibilizzazione, possiamo coinvolgere Università, istituti di ricerca e Terzo Settore a sostegno delle nostre istanze. Ed abbiamo anche gli strumenti di pressione, rappresentati innanzitutto da 16 milioni di pensionati, dei quali un terzo fa riferimento al CUPLA (il Coordinamento dei pensionati da lavoro autonomo di cui fa parte CNA Pensionati), serve soprattutto la volontà di attivarli. E questo vale tanto a livello nazionale quanto a quello territoriale.

Quando la gioventù è lontana, diventa giocoforza ricordare il passato, ma occorre evitare di farsi dettare l’agenda dalla nostalgia: a tutte le età si deve continuare a progettare il futuro. Che cosa si può e si deve fare per evitare di essere travolti dal nostalgismo?

Credo che la risposta sia nella consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che rappresentiamo. Oggi un anziano è in genere più informato e meno isolato che in altri tempi. I pensionati sono la memoria di ciò che è stato, e proprio per questo possono rappresentare la forza che supporta le nuove generazioni, attraverso la trasmissione di competenze ed esperienze, Internet e IA da sole non bastano. Il concetto di “invecchiamento attivo”, secondo me, comprende soprattutto questo, guardare avanti, senza cancellare quello che è stato. L’invecchiamento attivo però è subordinato al Benessere, cioè a una condizione sociale, fisica ed emozionale che si può, se non raggiungere nella sua interezza, almeno avvicinare con la partecipazione, evitando l’isolamento.  CNA Pensionati può fornire l’ambiente e le motivazioni per “restare in gioco”, attraverso molteplici attività, politiche, sociali, culturali, e anche ludiche, in compagnia di altre persone, costantemente impegnate e con la voglia di coinvolgere gli altri. Fammi concludere con una considerazione un po’ amara: per non essere travolti dal nostalgismo, non basta però volerlo. Bisogna anche rendersi conto di dove si sta andando, e forse non tutti ne sono capaci. Ma qui mi fermo, perché non sono certo uno psicologo!