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Pensionati migranti, ecco chi sono


Varie

Sono soprattutto i genitori di ragazzi giovani che si sono trasferiti in altri Paesi per motivi di lavoro i pensionati italiani che hanno deciso di spostare la propria residenza all’estero. Il dato è emerso nel corso del convegno sul tema “Italia delle partenze e di ritorni – i pensionati migranti di ieri e di oggi”, che si è svolto a Roma, nella sede di Palazzo Wedekind.

Una condizione, dunque, che abbatte gli stereotipi secondo i quali chi – raggiunta la sospirata pensione – sceglie di vivere fuori dai confini nazionali lo fa per avere benefici di natura fiscale, o perché è alla ricerca di paradisi esotici. A promuovere il convegno sono stati l’Inps e la Fondazione Migrantes.

A introdurre i lavori è stato il direttore generale dell’Inps, Vincenzo Caridi, che ha ricordato i 125 anni dell’Istituto nazionale di previdenza. “Questi 125 anni hanno rappresentato un lungo periodo storico caratterizzato da cambiamenti a livello politico – sociale che hanno toccato un po’ tutti gli aspetti che riguardano il nostro vivere in comunità – ha ricordato Caridi – La storia dell’Inps ha sempre coinciso con la storia dello stato sociale in Italia, da applicarsi anche fuori dai nostri confini, rappresentando un indicatore delle importanti trasformazioni del mondo del lavoro e delle famiglie”.

Quello dei pensionati che decidono di emigrare all’estero è un tema di grande attualità, che l’Inps ha iniziato ad analizzare in maniera più approfondita da 12 anni, da quando il fenomeno è diventato più significativo.

Come ha sottolineato Susanna Thomas, della Direzione Centrale Pensioni Inps, fino al 2019 il numero di chi decideva di trasferirsi altrove si attestava su circa 5.600 – 5.700 partenze, dato che nel 2020 e nel 2021 è sceso a circa 3.600 pensionati per poi risalire, nel 2022, a oltre 4.600. A crescere di più è stato il numero degli stranieri che raggiunta l’età pensionabile hanno lasciato il nostro Paese.

Per quanto concerne i soli pensionati italiani – come è emerso dal seminario – la prima motivazione analizzata, quella della ricerca di Paesi esotici, non ha avuto alcun riscontro significativo a livello statistico.

La seconda motivazione, quella della ricerca di paesi che offrono vantaggi economico-fiscali non ha convinto del tutto perché, a parte la Spagna, le altre destinazioni registrano arrivi poco consistenti dal punto di vista statistico.

Le donne hanno scelto prevalentemente la Svizzera, la Germania, la Spagna, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, la Francia, il Belgio e in parte la Gran Bretagna. Paesi, appunto, che hanno accolto i giovani lavoratori italiani. Insomma, a quanto pare, per contenere il fenomeno delle migrazioni di pensionati la soluzione migliore sembra essere quella di far rientrare i giovani lavoratori in Italia.

Come ha evidenziato Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, tra i sei milioni di connazionali che vivono all’estero il 21,2% è rappresentato da over 65. Le donne sono il 52,2%. Dall’analisi degli anziani italiani iscritti all’Aire emerge che 20 anni fa l’America Latina, con Argentina e Brasile, erano i Paesi più “gettonati”.

A gennaio 2022, ha sottolineato Vito La Monica, direttore centrale Pensioni Inps, i trattamenti erogati all’estero sono stati oltre 317.000, di cui il 24,1% in favore di stranieri. Infine, è stato affrontato il caso della Svizzera, primo paese erogatore di pensioni in Italia (per un ammontare di quasi 2 miliardi l’anno), dal quale sono rientrate circa 300mila persone. Ancora oggi, nella Confederazione, vivono circa 700mila italiani.