In materia di politiche sociali e previdenziali, la Legge di Bilancio per il 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) non contiene misure di particolare efficacia volte a contrastare le dinamiche in atto che, in maniera sempre più accentuata, rischiano di mettere in serio pericolo la tenuta del nostro sistema di welfare.
Assenti o poco incisivi appaiono, infatti, gli interventi che vanno dall’incentivo alla natalità a misure a favore della genitorialità; dall’invecchiamento attivo a qualche forma di staffetta generazionale; dalla sostenibilità del nostro sistema pensionistico a forme di adeguamento economico degli importi pensione. E anzi, su tale ultimo tema (sistema pensionistico e importi pensione), la manovra contiene diverse misure che agiscono sul sistema della previdenza complementare (c.d. “secondo pilastro”), lasciando quasi intendere che ormai, esauriti i margini di manovra con il sistema pensionistico “pubblico”, non resta che concentrare gli sforzi sul sistema privato e di previdenza complementare.
Nel merito, la parziale proroga dell’incremento dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici per l’anno 2027 (1 mese anziché i 3 mesi previsti), applicato invece in misura intera dal 1°gennaio 2028, non sembra rispondere a precise strategie strutturali in materia pensionistica. Né sembra risolvere o quantomeno alleviare le criticità del nostro sistema pensionistico.
Peraltro, pur condividendo la mancata applicazione degli incrementi di cui sopra per talune categorie di lavoratori ritenute particolarmente meritevoli di tutela (lavoratori che svolgono attività usuranti e gravose), bisogna prendere atto che, ancora una volta, si è persa l’occasione per estendere queste misure anche ai lavoratori autonomi i quali, pur svolgendo identiche attività usuranti rispetto ai dipendenti, non possono beneficiare dei requisiti di miglior favore per l’accesso anticipato al pensionamento.
Valutazioni non dissimili occorre svolgere in merito alla misura di incentivo al posticipo del pensionamento, prorogata nel testo di legge anche per il 2026: anche qui, si è persa l’occasione di estendere la misura ai lavoratori autonomi. Si tratta, come è noto, della possibilità (riservata dalla legge solo ai lavoratori dipendenti) di continuare a lavorare, pure in presenza dei requisiti per la pensione anticipata, e in compenso di “dirottare” i contributi INPS nella propria busta paga anziché incrementare il proprio montante contributivo presso l’INPS.
A questo proposito, in analogia a quanto già previsto per i dipendenti e come formulato in una proposta emendativa presentata dalla CNA alla Legge di Bilancio 2026, al mantenimento in servizio per il lavoratore autonomo sarebbe potuta corrispondere una diminuzione dell’obbligo contributivo ai fini IVS dal 24% al 20%. Ciò avrebbe contribuito ad incentivare il mantenimento in servizio di una ulteriore e significativa platea di lavoratori, con conseguente maggiore diminuzione complessiva di pensioni liquidate e minore spesa gravante sul bilancio previdenziale.
Con particolare riferimento alla flessibilità in uscita, si apprezza la proroga di un ulteriore anno dell’APE sociale ma, nell’auspicare che prima o poi l’intervento superi il carattere di sperimentalità, ancora una volta non si è estesa la misura anche ai lavoratori autonomi, da sempre esclusi nei casi di svolgimento delle medesime lavorazioni gravose.
Sebbene di portata ormai limitata, sarebbe stata altresì apprezzata la previsione di una proroga di “Opzione donna”, quale misura di flessibilità in uscita. Tale misura, sebbene a seguito delle novità restrittive introdotte dalla Legge di Bilancio 2023 abbia interessato un numero esiguo di donne (2.974 domande accolte nell’anno 2024, dati monitoraggio INPS), dovrebbe continuare a trovare applicazione, anche alla luce del principio di corrispettività al quale è ispirato il sistema di calcolo contributivo che la caratterizza, con conseguenti limitati oneri per il Bilancio previdenziale.
L’unica misura di (limitatissimo) incremento degli importi pensionistici presente nella Legge di bilancio in commento, è relativa alle maggiorazioni sociali per pensionati in condizioni di disagio economico. Appare opportuno ricordare che la maggiorazione sociale costituisce un’integrazione della pensione base dei pensionati che possiedano redditi particolarmente bassi, inferiori a determinate soglie fissate dalla legge; essa viene erogata per 13 mensilità e l’importo varia in base all’età, al reddito e alla tipologia di pensione.
In particolare, per il 2026 la misura delle maggiorazioni sociali dei trattamenti pensionistici è incrementata per i pensionati di età pari o superiore a 70 anni e i soggetti di età superiore a 18 anni invalidi civili totali o sordomuti o ciechi assoluti titolari di pensione o di pensione di inabilità, da 8 a 20 euro complessivi. Si tratta, con tutta evidenza, di un incremento davvero poco significativo, del tutto insufficiente a fronteggiare le dinamiche di spesa di ciascun pensionato in Italia.
In conclusione, sul fronte delle politiche sociali e previdenziali, con la Legge annuale che rappresenta il “manifesto politico” della relativa maggioranza di Governo, le limitate modifiche apportate al quadro normativo esistente non solo non sono state compensate da significative misure di contrasto a denatalità e invecchiamento della popolazione, ma non hanno neppure colmato in parte talune iniquità ormai da troppo tempo esistenti tra lavoro subordinato e lavoro autonomo.
FOCUS
La rivalutazione delle pensioni
Altre misure di interesse
Revisione IRPEF
È stata ridotta la seconda aliquota dell’IRPEF, dal 35% al 33%. Il beneficio pertanto riguarda esclusivamente la quota di pensione che supera i 28 mila euro ed ha il suo massimo impatto al raggiungimento della soglia di 50 mila euro (440 euro annui).
Sanità
Stanziati ulteriori 2,4 miliardi per il 2026 e 2,65 per gli anni successivi, in gran parte destinati a nuove assunzioni e al miglioramento del trattamento del personale sanitario in essere, specie del personale dei Pronto Soccorso. Ulteriore coinvolgimento della “farmacia dei servizi” nell’ambito del SSN, riconosciute come presidi sanitari di prossimità.
Caregiver familiare
Viene istituito il Fondo per le iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura ed assistenza del caregiver famigliare, 1,15 milioni di euro per 2026. La dotazione salirà a 207 milioni annui dal 2027.
ISEE prima casa
Passa da 52.500 a 91.500 euro il valore della prima casa escluso dal calcolo dell’ISEE (elevato a 120.000 nelle aree metropolitane).
Bonus edilizi
Confermate le detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione, efficientamento energetico e antisismici, 50% per le abitazioni principali e 36% per gli altri immobili.
Bonus mobili ed elettrodomestici
Confermata la detrazione fiscale del 50% per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, collegati a interventi di recupero edilizi.
Carta dedicata a te
Rifinanziata per il 2026 e 2027 la misura che prevede un contributo di 500 € a nucleo familiare per l’acquisto di beni di prima necessità. Requisito: ISEE fino a 15.000 €.
Carta acquisti
Contributo di 80 € per spese di prima necessità riservato a chi ha più di 65 anni e un ISEE inferiore 8.230,81 €.