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Le storie di VerdEtà – Intervista a Casimiro Calistri


Varie, Politiche Associative

Millenovecentotrentacinque, 11 marzo. E’ la data di nascita di Casimiro Calistri nato, cresciuto e vissuto molto prima che gli anni 2000 ci consegnassero, direttamente a casa, il trionfo dell’Ego in un pacco Amazon.

Lui, invece, è uno che ringrazia per tutto quello che ha avuto dalla vita e dalla CNA. E che non finisce mai di ripetere come, tante e tante volte, non si sia sentito abbastanza o non all’altezza di incarichi prestigiosi che pure gli sono stati sempre offerti e talvolta, per questo, declinati.

Senso del limite e umiltà la sua. Altri modi, altro sentire, altre consapevolezze rispetto a quelle di oggi.

E così una carriera mai cercata si è materializzata, a partire dagli anni 50, fianco a fianco, passo passo con la ‘sua’ CNA. Ma andiamo per ordine. Casimiro è ravvenate, ma nato in Toscana, in un paesino del pistoiese e poi ‘emigrato’ con il fratello (quasi padre) a soli 7 anni direttamente nella riviera romagnola. Titolo di studio avviamento, l’allora terza media e poi via a lavorare.

Domanda. Ci racconti come hai conosciuto la CNA?

Risposta. Ero un giovane ciclista, anche piuttosto bravo ma, arrivato a 18-19 anni, non tanto da poterne fare una professione. Così aprii la mia attività, visto che avevo già cominciato a lavorare come artigiano manutentore delle bici. Approdai perciò alla CNA nei primi anni ‘50 dove fui accolto, coccolato, aiutato a fare impresa. Faccio notare che ero piccolo, minorenne, perché la maggiore età si raggiungeva a 21 anni. Allora era più facile, c’era meno burocrazia, meno adempimenti. Ma, per contro, la preparazione di noi ragazzi era molto meno approfondita dei giovani imprenditori che oggi incontro agli eventi dell’associazione

D. Poi cosa avvenne?

R.Nel 1957 entrai nel direttivo dell’associazione di Ravenna, mi sentii immensamente gratificato. Ma soprattutto questo evento mi aiutò a crescere culturalmente e mi consentì di capire i meccanismi di gestione di una piccola impresa, oltre a essere aiutato con i servizi dedicati.

D. Una carriera veloce…

R. Possiamo ben dirlo. Mentre mia moglie mi aiutava con la contabilità in azienda io, in brevissimo tempo, grazie alla fiducia e alla considerazione che mi fu generosamente offerta, riuscii a diventare vicepresidente provinciale; in seguito, arrivai al livello regionale e ogni volta, nonostante i miei timori di non farcela, di non essere all’altezza dei ruoli che mi venivano affidati, sono stato sempre contornato da persone assolutamente fantastiche e generose. Infine, ho raggiunto il livello nazionale facendo parte, per due mandati, della Direzione nazionale ricevendo la stima e l’amicizia dell’allora Segretario nazionale Federico Brini.

D. Quali sono i momenti che ricorda con più emozione?

R. Ce ne sono molti. Uno fu quando fui inserito nella delegazione che si recò in Grecia per discutere della riforma delle camere di commercio, un vero onore che accolsi con stupore ed entusiasmo. Ma mio orgoglio resta aver contribuito alla costruzione dell’insediamento artigianale di Ravenna. Ricordo che ci fu dato un terreno pieno di buche, fatte dalle fornaci presenti nell’area del porto. Finimmo subito i soldi che servivano per il progetto e così chiedemmo a Roma, alla CNA nazionale: Artigianfin Progetti. Non avendo trovato prestiti a tassi vantaggiosi ci dissero di trovare i soldi sul territorio. Lo feci io grazie a un compagno di scuola che lavorava alla Cassa di Risparmio. Ottenemmo un miliardo di lire! La CNA di Ravenna divenne un modello in Italia e noi allora fondammo una Finanziaria, la Serfinia, che, in collaborazione con alcune banche territoriali, dava prestiti agli artigiani. Un modello replicato nelle altre provincie emiliane e che poi fu sperimentato anche a livello regionale. Io ne diventai Presidente con molta reticenza, ma per fortuna mi affiancò un ragazzo uscito direttamente dalla Bocconi che diventò un punto di riferimento di assoluto valore. Quella fu un’esperienza entusiasmante che si concluse negli anni ’90 quando, per mio volere, quando chiudemmo la Surfinia straordinariamente in attivo. Intanto approdai al nazionale…

D. Cosa successe?

R. Conobbi un grande Segretario: Federico Brini. Le direzioni si svolgevano il sabato e io mi alzavo alle cinque del mattino per arrivare alle 9.30 a Roma. Fu proprio il Segretario nazionale che mi convinse a farmi pagare un albergo per dormire la notte. Quante serate passate insieme con un gruppo di territoriali e Brini a farci da Cicerone per le vie e i monumenti di Roma! Un altro motivo di grande onore fu quando lo stesso Brini mi propose di sostituirlo al Consiglio nazionale dell’INPS di cui faceva parte. Declinai, lo considerai un incarico troppo prestigioso, difficile e impregnativo per cui non mi sentivo preparato.

D. Quando sei arrivato a CNA Pensionati invece?

R. Molto presto perché andai in pensione nel 1994, continuando a lavorare sino al 2010 quando l’Inps mi comunicò che dopo tanti anni di contributi la mia pensione non sarebbe più aumentata. Anche da CNA Pensionati ho avuto grandi soddisfazioni: sono stato Presidente CNA Pensionati Ravenna per due mandati e per due mandati sono stato in Presidenza Regionale CNA Pensionati, incarico che ho lasciato lo scorso maggio. Inoltre, ho fatto esperienza anche in Assemblea e Direzione sia regionale che Nazionale CNA Pensionati. Dopo la morte di Salvatore Cavini ho avuto l’onore di essere Presidente regionale pro tempore in quanto il più anziano della Presidenza. Da qualche anno sono referente coordinatore del CUPLA di Ravenna, il coordinamento unitario dei lavoratori autonomi.

D. Cosa consiglieresti a un giovane di oggi che vuole fare impresa o che arriva in CNA?

R. Gli direi che stare da soli è controproducente. Che bisogna inserirsi dentro un sistema, una rete come quella della CNA. E che la CNA da valore, un grande valore. Gli direi che oggi, come ai miei tempi, le forme consortili rendono più forti le piccole imprese le quali, altrimenti, spesso e volentieri non riescono rispondere al mercato. Insomma, che, in una parola, anche oggi, come ieri, l’unione fa la forza.