La vita dopo l’infarto: con una gestione “diversa” rischio ridotto del 43%
L’infarto rappresenta una delle malattie cardiovascolari più diffuse e, nonostante i significativi miglioramenti nelle cure rappresenta ancona una delle principali cause di morte nel nostro paese.
Uno dei principali problemi risiede nella gestione del cosiddetto post-infarto, ovvero cosa dobbiamo fare una volta superata la situazione acuta. Sicuramente i farmaci rappresentano un ausilio fondamentale, ma purtroppo moltissimi pazienti si limitano solo a questi, riprendendo spesso gli scorretti stili di vita che li hanno portati a sviluppare questa grave patologia.
Finalmente un recentissimo studio italiano ha dimostrato come l’assunzione di corrette abitudini, può cambiare radicalmente il destino di questi pazienti, in particolare anziani.
I dati ottenuti da 512 pazienti con età superiore ai 65 anni dimostrano come un programma personalizzato di attività fisica e supporto nutrizionale riduca significativamente il rischio di nuovi ricoveri per cause cardiovascolari in pazienti over 65.
Questo progetto dedicato alla prevenzione secondaria dopo l’infarto miocardico acuto per i pazienti anziani e fragili pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale The New England Journal of Medicine ha dimostrato una riduzione del rischio di nuovi ricoveri per cause cardiovascolari nei pazienti over 65 che hanno seguito un programma personalizzato di attività fisica e supporto nutrizionale, rispetto a quelli seguiti secondo gli standard consueti.
Il PIpELINe è uno studio prospettico, randomizzato e multicentrico, che ha coinvolto sette centri pubblici dell’Emilia-Romagna. Sono stati arruolati pazienti con età superiore ai 65 anni, ricoverati per infarto miocardico acuto trattato con angioplastica percutanea, e selezionati sulla base di una moderata riduzione della performance fisica valutata tramite test psicometrici a un mese dalla dimissione.
La popolazione studiata presentava un’età media di 77 anni, con il 33% di sesso femminile ed una significativa presenza di co-morbidità come diabete e vasculopatia periferica.
I risultati, ad un anno dell’inizio del programma, hanno mostrato una riduzione del 43% del rischio di eventi cardiovascolari nel gruppo attivo rispetto al gruppo di controllo. In particolare, si è registrata una diminuzione dei ricoveri per scompenso cardiaco.
Le conclusioni sono che la sola terapia, pur necessaria, non basta e per ottenere i risultati migliori si devono radicalmente cambiare inadeguate abitudini di vita adottando uno stile di vita sano sia dal punto di vista alimentare che di una frequente attività fisica.