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Inflazione, Istat: nel paniere entrano leggins e massaggi


Varie

Nel 1928 in cima c’erano il pane e la farina gialla, oltre al Madapolam, una tela di cotone leggero originaria dell’India e utilizzata per confezionare vestiti; nel 1939 al primo posto c’era sempre il pane, seguito da pasta, riso, patate e fagioli. Tra i beni essenziali in cima alla classifica si trovavano il vestito invernale da uomo e quello da donna. Il libro di quinta elementare era al secondo posto dei beni voluttuari, dopo il giornale. Oggi nella versione 2023 del paniere dell’Istat sono entrati il massaggio estetico, la riparazione dello smartphone e i leggins da donna, oltre alla visita medica sportiva e agli accertamenti specialistici, il tonno di pescata, i rombi di allevamento e il deambulatore, vari tipi di verdura, arance, mandarini, limoni, banane, mele, pere, pesche e kiwi tutti di coltivazione rigorosamente biologica, e l’uva senza semi. Senza dimentica l’assistente virtuale.

Ogni anno l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere, ufficialmente lo strumento che serve – tra l’altro – a rilevare il peso dell’inflazione, ma che in realtà può essere considerato lo specchio nel quale si riflette il volto di una società in continuo cambiamento.

Nel paniere del 2023 utilizzato per il calcolo degli indici Nic (per l’intera collettività nazionale) e Foi0 (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.885 prodotti elementari (erano 1.772 nel 2022). Nessun prodotto esce dal paniere nel 2023 poiché tutti quelli presenti nel 2022, spiega Istat in una nota, non mostrano segnali tali da motivarne l’esclusione, ma il peso dei beni alimentari (pari al 18,06%) diminuisce rispetto al 2022 (19,53%). Si riduce anche il peso dei tabacchi (che passa all’1,97% contro il 2,24% dell’anno precedente), in larga parte a causa della diminuzione della spesa. In aumento il peso dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (15,99% da 14,31%) e quello dei servizi relativi ai trasporti (6,66% da 6,44%) da ascrivere in entrambi i casi, secondo l’Istat “all’aumento della spesa sostenuta dalle famiglie nel 2022, in parte compensata dalla flessione dei prezzi dei prodotti del comparto”.

Per Cna Pensionati l’indice giusto è invece l’indice IPCA,  (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea) che tiene conto dei beni più usati anche dagli anziani. Secondo Cna Pensionati infatti, sulle loro spese pesano molto di più i generi alimentari, le medicine e le cure mediche. Ed è considerando questi ‘pesi’ che le pensioni andrebbero rivalutate.