Pubblichiamo le interviste dei pensionati che hanno vissuto, ricoprendo ruoli dirigenziali, tutta la loro vita da artigiani in CNA e CNA Pensionati
Un piccolo grande uomo. Non potrebbe essere più vero quando si parla di Ilario Persiani, marchigiano di Ascoli Piceno, impiantista, una vita trascorsa e dedicata alla CNA e a CNA Pensionati con caparbietà e passione. La stessa passione che ha sempre riservato alla sua piccola impresa nel settore dell’impiantistica. Gentilezza e dedizione: qualità che molti artigiani come lui hanno messo a disposizione in quegli anni del Paese e dell’associazione, portando l’Italia e CNA molto in alto. Un’impresa tutt’altro che semplice, soprattutto considerati i tempi, ma portata avanti come una medaglia appuntata sul petto.
Hai passato una vita in CNA. Qual è il momento memorabile che ricordi con più emozione?
Potrei citarne molti: le Assemblee Nazionali con la presenza dei presidenti; il momento solenne dell’Inno nazionale; gli incontri europei della piccola impresa; i forti contenuti dei convegni economici della CNA, come “Leonardo e il Mercato” nell’aprile del 1988; gli studi internazionali sulla forza delle nostre microimprese. Ma quello che ricordo con il cuore in gola è un episodio semplice. Una telefonata a una pensionata. Rispose la figlia, che andò a chiamare la madre, impegnata nell’aia di una classica casa di campagna, con la scalinata esterna e il pianerottolo d’ingresso. “Maaaaa, ti vuole uno della CNA!”. Lei arrivò ansimante, preoccupata, chiedendo cosa fosse successo. “No, Maria, nessuna brutta notizia. Volevamo solo sapere come stavi, se avevi bisogno di qualcosa, e farti gli auguri per le festività”. Dall’altra parte del telefono sentii una gioia indescrivibile. Balbettando rispose: “Vi siete ricordati di me… grazie”. È un ricordo che ancora oggi mi commuove.
Ci racconti come hai conosciuto la CNA e come ti sei avvicinato alla vita associativa?
Avevo appena finito la scuola media inferiore quando mia mamma mi disse: “Ilario, vai a imparare un mestiere, così domani potrai garantire un sostegno alla tua famiglia”. Mi portò da un lontano parente, tornato dal Venezuela, che realizzava impianti sanitari con i tubi di piombo. Così, nel 1960, iniziò la mia avventura da idraulico. L’apprendistato durava diversi anni ma io mi innamorai subito del mestiere. Cinque anni dopo, però, arrivò la prima difficoltà: i miei datori di lavoro tendevano ad assumere nuovi apprendisti per usufruire delle agevolazioni contributive, e io, ormai operaio, ero diventato ‘scomodo’. Prendevo 7.000 lire al mese. In quel momento ricevevo il disegno di una nuova palazzina — sei o sette piani — e, con l’aiuto di un assistente, realizzavo gli impianti termici e idraulici. Era una responsabilità che mi faceva sentire vivo ma anche una realtà che mi stava stretta. Presi coraggio e nel 1967 mi misi in proprio. Avevo bisogno di tutto. E trovai nella CNA un punto di appoggio fortissimo.
Parlaci del tuo percorso all’interno della CNA
È stata la mia scuola di vita: lì ho appreso le politiche sindacali, la conoscenza del mondo del lavoro e, soprattutto, la certezza di non essere mai solo. Mi ha dato fiducia in me stesso, come quel monito di mia madre che portavo scolpito dentro. Intanto a 22 anni ero già fidanzato con una ragazza speciale, che a 26 anni sarebbe diventata la mia compagna di sempre. A fine mese facevo i conti e mi stupiva scoprire che quelle 7.000 lire che prima prendevo in un mese, ora riuscivo a guadagnarle in un giorno. Con umiltà e determinazione non mi fermavo davanti a nulla: avrei costruito una scala di pioli fino alle stelle pur di prenderne una e donarla alla mia donna. Dopo dieci anni, ci fu una svolta importante: fui invitato dalla CNA a un’assemblea elettiva per un consorzio misto di 125 piccole imprese, sul modello delle esperienze modenesi. Fui eletto presidente all’unanimità. Il consorzio riuniva 59 imprese edili, 23 idraulici, 11 elettricisti e altre aziende del comparto. Da lì iniziò un percorso entusiasmante: dalla federazione di categoria alla presidenza territoriale, fino alla vicepresidenza nazionale. Ho partecipato a convegni europei dedicati alla micro e piccola impresa, alle campagne di ascolto nella provincia di Ascoli Piceno, alle attività di volontariato in Africa con la Caritas e negli interventi post–calamità, come il terremoto. Una vita vissuta con un profondo senso di appartenenza, passione e amore per la dignità dei più deboli.
E con CNA Pensionati?
In CNA Pensionati ho trovato consenso oltre ogni mia aspettativa. Infatti, i miei incarichi sono stati molti: Presidente Provinciale, Presidente Regionale e ‘animatore’ del CUPLA. Poi l’onore della vicepresidenza nazionale e infine, nell’area welfare, l’ingresso nel Consiglio di amministrazione del nostro Patronato Epasa-Itaco.
Se dovessi lasciare un pensiero, un insegnamento, un consiglio a chi verrà dopo di te, quale sarebbe?
Ai nuovi associati lascerei in eredità tre parole: umiltà, dignità, lealtà. I nostri artigiani, oggi, sono di gran lunga più preparati di noi. Mi sento di fare loro anche una raccomandazione: attenzione ai pensionati, sentite e ascoltate le loro testimonianze, ‘incarnatevi’ nelle loro capacità di soffrire, nella loro passione e che la vostra priorità sia sempre e comunque la CNA.
Di Livia Pandolfi