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Il potere dell’acqua per vivere a lungo


Salute

Estate, caldo, sudore, afa si beve poco e qualche anziano … si sente male!  Che fare? ne Parliamo con il nostro Geriatra Roberto Antonicelli.   Che l’idratazione sia importante lo si è sempre saputo, ma adesso è arrivata un’autorevole conferma, un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet. Le sue conclusioni sono semplici: per vivere bene ed a lungo, meglio berci sopra, parliamo naturalmente di acqua!

I ricercatori del National Heart Lung and Blood Institute di Bethesda hanno seguito per 25 anni oltre 10.000 partecipanti allo studio Atherosclerosis Risk in Communities”, mettendo in relazione il sodio sierico, ossia la presenza di sodio nel sangue, utilizzata come parametro per verificare l’idratazione, e l’età biologica dei soggetti, sulla base di 15 indicatori sul funzionamento del loro sistema cardiovascolare, respiratorio, metabolico, renale ed immunitario. Si è visto così che una minore idratazione corrispondeva ad un’età biologica più elevata rispetto all’età anagrafica, e ad un maggior rischio di sviluppare malattie croniche e di mortalità.

Si è riscontrato che anche un sodio sierico di 142 mmom/l, ossia nella fascia alta della normalità (135-146 mmol/l) può essere legato ad invecchiamento precoce ed alla presenza di patologie cardiovascolari, demenza o diabete. I risultati suggeriscono che una corretta idratazione possa rallentare l’invecchiamento. Un’adeguata idratazione è importante per la salute, particolarmente per gli anziani, che di solito percepiscono poco la sete e pertanto tendono a bere poco, inoltre, l’acqua disintossica l’organismo e l’aiuta a controllare il peso perché induce un certo senso di sazietà”.

Quanta acqua dobbiamo bere per stare in salute? Ci sono possibili parametri, per esempio si possono calcolare 24/30 millilitri di acqua per chilo di peso corporeo od in base alle calorie assunte. Una dieta da duemila calorie dovrebbe corrispondere a circa due litri. Comunque non si dovrebbe bere meno di 1,6/1,7 litri di acqua al giorno. Sul piano pratico qualcosa come otto bicchieri, preferibilmente lontano dai pasti per non rallentare la digestione, e facendo attenzione a non eccedere, soprattutto per chi soffre di scompenso cardiaco che rischia di affaticare il cuore.

Per capire se si beve abbastanza ci sono esami clinici, ma a livello empirico possiamo verificare se la lingua è idratata, oppure se le urine sono chiare: se sono troppo scure è probabile che si beva troppo poco. Bisogna poi considerare l’effetto dei diuretici, farmaci molto utilizzati specie tra gli anziani, e del consumo di caffè che contribuisce alla disidratazione. Non dobbiamo comunque dimenticare che l’invecchiamento dipende anche da molti altri fattori, come l’esposizione al fumo, l’alcol o lo stress”.

In relazione al consumo di acqua è una buona idea tenere d’occhio anche il nostro consumo di sodio, ovvero di sale da cucina (un grammo di sodio è equivalente a 2,55 g di sale) su cui non dobbiamo mai esagerare. Da questo punto di vista i dati raccolti nel nostro paese sono incoraggianti: in dieci anni il consumo di sale in Italia è diminuito tra gli adulti del 12%. anche se attualmente si parla di un consumo di 9,5 grammi per gli uomini e 7,5 per le donne, ancora decisamente superiore al limite indicato dall’OMS di 5 grammi giornalieri di sale (circa due grammi di sodio), un parametro che sappiamo essere associato, a livello di popolazione, alla pressione arteriosa e di conseguenza alle patologie cardiovascolari.

L’esperienza ci mostra che, quando si tratta d’interventi che riguardano lo stile di vita, come il consumo di sale o di acqua, misure efficaci sono quelle che passano attraverso azioni di prevenzione trasversali che favoriscano più in generale la crescita dell’attenzione e della consapevolezza nella popolazione.