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Giù l’inflazione, ma il futuro è ancora incerto


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L’inflazione finalmente rallenta. A registrare l’inversione di tendenza è l’Istat, che per il mese di gennaio 2023 ha segnalato un aumento del 10,1%, contro l’11,6% del mese precedente. Per non parlare del salasso alle pompe di carburante, solo in parte bilanciato tal taglio delle accise (fino a dicembre scorso) deciso dal governo Draghi e cancellato dal governo Meloni.

Una buona notizia per i pensionati, e più in generale per le famiglie a medio-basso reddito che ogni giorno fanno i conti con i rincari nel carrello della spesa. Per chi riceve assegni minimi o ben sotto i 1000 euro gli ultimi mesi sono stati durissimi”  – commenta Giovanni Giungi Presidente di Cna Pensionati.

Il rallentamento dell’1,5%, secondo l’Istituto nazionale di statistica, si deve principalmente alla flessione dei prezzi dei beni energetici regolamentati, crollati del 24,7%, degli alimentari non lavorati e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona; l’altra faccia della medaglia è rappresentata, tuttavia, dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari lavorati (+1,6% ), dei beni durevoli (0,8%), e dei servizi relativi all’abitazione (+1,6%).

Il rallentamento nella corsa dell’inflazione lascerebbe ben sperare per il futuro, ma il condizionale è d’obbligo alla luce delle tensioni a livello internazionale. Un ruolo fondamentale nella ripresa dell’inflazione, con livelli che non si vedevano dagli anni ’80 del secolo scorso, lo hanno l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la crisi energetica che ne è scaturita. Come ha ricordato Bankitalia nel bollettino di gennaio 2023 diffuso qualche giorno fa, per l’Italia (e tutti i Paesi dell’Eurozona), è ancora presto per tirare un sospiro di sollievo.  “In uno scenario in cui si ipotizza la sospensione permanente delle forniture di materie prime energetiche dalla Russia all’Europa, il prodotto interno lordo si contrarrebbe nel 2023 e nel 2024 e crescerebbe moderatamente nell’anno successivo; l’inflazione salirebbe ulteriormente quest’anno, per poi scendere decisamente nel prossimo biennio”. Sempre secondo Bankitalia l’inflazione, salita quasi al 9% lo scorso anno, scenderebbe al 6,5 nel 2023 e in modo più marcato in seguito, portandosi al 2% per cento nel 2025.