Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1226 volò in Cielo frate Francesco, nato Giovanni di Pietro di Bernardone in una data imprecisata tra il 1181 e il 1182. Frate, mistico, fondatore dell’ordine dei Francescani, scrittore e poeta, venne proclamato santo a due anni dalla morte e il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica. Data che da quest’anno nel nostro Paese tornerà a essere festa nazionale, in occasione dell’ottavo centenario dalla morte.
La vita di Francesco ruota intorno ad alcuni periodi e ad alcune date. Fino al 1206 condusse una vita agiata e mondana ma, dopo una prigionia post-bellica e una lunga malattia, ebbe una profonda crisi spirituale da cui uscì con la decisione di spogliarsi di tutti i propri beni e predicare il Vangelo. Da qui il soprannome di Poverello di Assisi, una povertà che nulla a che fare con il pauperismo, da lui combattuto aspramente, ma osservata come distacco dai beni materiali e vissuta per favorire il prossimo migliorandone le condizioni – economiche, culturali, spirituali – non lasciandolo crogiolare nella miseria.
Francesco è dipinto a seconda di chi ne parla e, come si dice, in tanti lo tirano ancora oggi per la giacchetta. Spesso la sua storia è sfociata in leggenda ma le sue parole e le sue opere rappresentano testimonianze inoppugnabili. Intorno al 1208 Francesco cominciò a predicare il Vangelo raccogliendo i primi seguaci, sempre più numerosi con il passare delle settimane. Nel 1210 Papa Innocenzo III approvò la sua regola di vita, conferendo così ufficialità all’ordine dei Frati minori, al quale in seguito si affiancò anche l’ordine femminile delle Clarisse, fondato con Santa Chiara.
Predicatore instancabile, missionario e viaggiatore, Francesco seguì tra il 1217 e il 1221 la quinta Crociata, gomito a gomito con i partecipanti, e fu in questo ambito che, evangelizzatore e (forse) diplomatico nel contempo, nel 1219 incontrò il sultano Melek al-Kamil esplicitandogli la sua volontà di convertirlo e attraverso questa strada di arrivare alla pace, non ottenendo il successo per nessuno dei due obiettivi. Francesco, infatti, non era un generico pacifista bensì, come ha lasciato lui stesso scritto, era convinto che la pace non basta invocarla per ottenerla, ma si costruisce con impegno, pazienza, coraggio, volontà, preghiera, tanta preghiera, non con generici buoni propositi.
Francesco era anche fantasioso e colto. Deriva da queste sue due caratteristiche l’intuizione di realizzare il primo presepio della storia, nella località di Greccio, alla fine del 1223. Nel 1224 sul Monte della Verna, che gli era stato donato da un nobile marchigiano, ricevette le stimmate. Da lì a poco, nonostante le sofferenze fisiche e l’incipiente cecità, compose il Cantico di frate Sole (meglio conosciuto come Cantico delle Creature) che ha influenzato scrittori quali Dante, Petrarca e Boccaccio e ha contribuito a plasmare la lingua italiana. Nel Cantico, come ha sottolineato Papa Francesco, testimonia il rispetto per il tutto ma nel contempo afferma che l’uomo sta al centro della creazione, al posto dove Dio lo ha voluto, insomma è un ‘amministratore’ rispettoso del creato e non una creatura come tutte le altre.
Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1226, sentendo la fine vicina, Francesco si fece portare alla Porziuncola, uno dei suoi luoghi prediletti, una chiesa risalente al VI-VII secolo che aveva riparato dopo la chiamata vocazionale e dove aveva fondato il proprio ordine. E dove appunto morì alcuni giorni dopo, attorniato non solo dai suoi frati ma da guardie armate di Assisi chiamate a difendere il corpo del già riconosciuto (sia pure non ufficialmente) santo dal rischio di un rapimento da parte di emissari di altre città.
La sua vita terrena stava finendo ma il suo esempio era stato tale da trasformarla già in leggenda.
Pietro Romano