Terapie personalizzate per combattere i tumori grazie alla tecnologia dell’Rna messaggero, già sperimentata nei vaccini contro il Covid 19, che nell’arco di cinque anni potrebbero rappresentare una svolta epocale nella lotta alle malattie oncologiche. Nel 2023 prenderà il via uno studio di fase 3 che coinvolgerà almeno cinquemila pazienti su un vaccino mRna di Moderna, somministrato insieme al pembrolizumab, un farmaco immunoterapico. Lo studio di fase 2 è in via di conclusione, e ha riguardato 157 pazienti volontari affetti da melanoma allo stadio 3 e 4, che hanno già subito interventi chirurgici. I risultati sono considerati incoraggianti dalla comunità scientifica, dal momento che la somministrazione del “vaccino” ha portato a una riduzione del 44% del rischio di recidiva rispetto al solo farmaco immunoterapico.
Numeri, se confermati anche nello studio di fase 3, che rappresentano “un’importante notizia anche contro tutti gli altri tumori” – ha detto il presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, Paolo Ascierto. In pratica, come ha spiegato lo scienziato, attraverso un algoritmo vengono selezionate 34 mutazioni presenti nel tumore asportato al paziente, e attraverso queste mutazioni si arriva alla creazione di un vaccino personalizzato con la tecnica dell’mRna messaggero. “Il nostro sistema immunitario – ha aggiunto Ascierto – viene quindi istruito a riconoscere come estranee 34 proteine specifiche del paziente”. Una tecnica che potrebbe essere utilizzata anche per altri tumori, “proprio perché si lavora sulla personalizzazione del trattamento”.
Lo studio di fase III, che sta per partire, servirà anche a verificare se la tecnica può essere utilmente impiegata anche per altre neoplasie. “In genere – ha aggiunto Ascierto – dal momento in cui inizia l’arruolamento (dei pazienti, ndr), al primo dato possono passare dai 3 ai 5 anni”.