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Di scintilla in scintilla il fiammifero compie due secoli


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E’ un oggetto ormai (quasi) da museo. Ma il fiammifero ha segnato la storia del mondo moderno. E quest’anno si celebrano i due secoli dalla sua invenzione, che la storiografia ufficiale fissa al 27 novembre del 1826.

L’inventore accreditato del fiammifero era un chimico di origini scozzesi nato nel 1781 che viveva a Stockton-on-Tees, una cittadina dell’Inghilterra nord-orientale non lontana dalla Scozia. Si chiamava John Walker, ma niente aveva a che vedere con l’omonimo e contemporaneo fondatore della famosa marca di whisky.

La sua scoperta fu casuale. Nata dal perfezionamento di una intuizione del conte anglo-irlandese Robert Boyle, scienziato, filosofo e teologo vissuto nel Seicento che intorno al 1680 con l’utilizzo di fosforo e zolfo realizzò l’antenato dell’attuale fiammifero ma senza che venisse commercializzato. Walker, una bizzarra e geniale figura di inventore, scoprì che una miscela chimica aveva il potere di accendersi grazie al calore provocato dallo sfregamento dell’oggetto, in genere un bastoncino di legno, su una superficie ruvida. Una scoperta casuale che Walker non rese nota immediatamente: dopo averla brevettata con l’appellativo di ‘Congreves Friction Light’, mise in vendita la prima scatola in cartone da cento pezzi il 12 aprile del 1827. Nel frattempo, però, il piemontese Sansone Valobra aveva inventato un prodotto simile. Non pensò a brevettarlo e dovette ritardarne la produzione. Da membro della Carboneria era dovuto scappare a Napoli, dove aprì una fabbrica solo alla fine del 1828. Qualche anno dopo inventò il cosiddetto cerino, un piccolo fiammifero impregnato di cera, all’epoca più sicuro del fiammifero, ma anche in questo caso non si preoccupò di brevettarlo. Passò la lunga vita a crearsi una solida posizione sociale ed economica, riuscendoci alla grande. In funzione nazionalistica la sua figura fu riscoperta in epoca fascista ma solo in Italia e In Francia fu riconosciuto per qualche tempo inventore del fiammifero, per poi tornare nell’ombra.

La prima svolta nella storia dei fiammiferi dopo l’invenzione di Walker (o di Valobra) fu merito di un chimico francese, Charles Sauria, che usando il fosforo bianco fece diventare il prodotto di largo consumo. In breve tempo la fabbricazione da artigiana si trasformò in industriale, divenne altamente redditizia e si estese ad altri Paesi.

Un giovane studente di chimica ungherese, Janos Irinyi, modificando uno dei componenti della miscela ottenne fiammiferi capaci di accendersi in maniera meno brusca e quindi di evitare alcuni effetti pericolosi, in primis la diffusione delle scintille anche a distanza di qualche metro. Poco dopo Irinyi vendette la scoperta per una miseria al ricco produttore viennese di fiammiferi Istvan Romer, permettendogli di arricchirsi.

Il nocivo fosforo bianco rimase alla base dei fiammiferi fino al 1844, quando Gustaf Pasch inventò i cosiddetti ‘fiammiferi di sicurezza’ o ‘fiammiferi svedesi’, poi perfezionati dal suo connazionale Johan Lundstrom, che contenevano il più innocuo fosforo rosso. Ma questo genere di fiammiferi era notevolmente più costoso e bisognò arrivare al 1905 perché la Convenzione di Berna decretasse l’obbligo di produrre ‘fiammiferi di sicurezza’. Molti Paesi non aderirono immediatamente a questa Convenzione. L’Italia la introdusse nel suo ordinamento solo nel 1924.