Pochi professionisti, in media cinque per ogni struttura, negli oltre 500 Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) che si trovano in Italia. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Osservatorio Demenze dell’Istituto superiore di sanità tra luglio 2022 e febbraio 2023. Disturbi cognitivi e demenze, purtroppo, sono in aumento e lo studio dell’Iss pone seri interrogativi sulla capacità del sistema Paese si rispondere alle necessità di una parte della popolazione, quella composta dagli anziani, che è più esposta a questi rischi. Attualmente, secondo l’Iss, in Italia sono circa due milioni le persone con disturbo cognitivo lieve o con demenza, e circa tre milioni sono i familiari e caregiver che vivono con loro.
Sempre secondo il sondaggio a scarseggiare non sono solo neurologi, geriatri e psichiatri, ma anche infermieri, fisioterapisti, logopedisti, mediatori culturali. L’indagine ha inoltre evidenziato che un quarto dei Cdcd è aperto solo un giorno a settimana. Tra quelli aperti 5 giorni a settimana, la maggioranza (43.5%) è al Nord, il 27.5% al Centro e il 24.6% al Sud.
“Questi dati fotografano le criticità dell’offerta sanitaria presente in Italia per i Cdcd sia per quanto riguarda il numero complessivo di professionisti che per la scarsità di altre tipologie di professionisti diverse dai medici” – ha detto Nicola Vanacore, direttore dell’Osservatorio demenze dell’Iss.
In una logica di sanità pubblica, secondo l’Osservatorio, è fondamentale poter disporre nei Cdcd , un nodo cruciale per la diagnosi e la presa in carico delle persone con demenza, di un maggior numero di professionisti e di personale con diversi profili al fine di poter valorizzare sempre più un lavoro di equipe interprofessionale e di renderlo disponibile e capillare in tutto il territorio nazionale”.