Con il seminario internazionale “Piattaforme digitali e lavoro di cura: tra formalizzazione, emersione e riorganizzazione del welfare“, l’INAPP (Istituto Nazionale per le Analisi delle Politiche Pubbliche) ha acceso i riflettori sul futuro del welfare. All’interno della giornata, fra i vari dibattiti sulle risposte istituzionali all’invecchiamento demografico, ha suscitato grande interesse il panel “La riforma delle politiche di Long-term Care in Italia: confronto tra modelli di finanziamento“. A guidare la discussione e stimolare il confronto tra gli ospiti è stato Andrea Ciarini (Sapienza Università di Roma e Presidente di Impresasensibile ETS), che ha dialogato con Marcello Morciano (Università di Modena e Reggio Emilia), Cristiano Gori (Università di Trento) e Mario Pagani (Segretario Nazionale CNA Pensionati).
Durante l’incontro, Marciano ha offerto una disamina sulla Long-Term Care in Italia, sulla base di una ricerca commissionata da CNA Pensionati, evidenziando come il finanziamento della non autosufficienza rappresenti una scelta distributiva e non un mero problema tecnico. Commentando la Legge 33/2023 e il successivo Decreto Legislativo 29/2024, il professore ha parlato di riforme incompiute a causa dell’assenza di nuove risorse strutturali, con il concreto rischio di alimentare la frammentazione del sistema attraverso bonus monetari selettivi. Tra le soluzioni illustrate, vi è la possibilità di integrare la copertura assistenziale nel sistema pensionistico contributivo tramite schemi basati o sull’aumento dei contributi durante la vita lavorativa, o sulla riduzione del beneficio previdenziale. Analizzando infine delle soluzioni alternative, come i canali assicurativi privati, l’utilizzo dell’equity immobiliare o l’imposizione sui patrimoni, il docente ha concluso che non esiste una ricetta unica ottimale, auspicando una combinazione equilibrata di strumenti capace di ripartire equamente le responsabilità tra famiglie, Stato e mercato.
Nel secondo intervento, Gori ha posto un interrogativo di fondo sull’idea di società che si intende perseguire, spiegando che la scelta politica di sostenere una riforma deve sempre essere accompagna dal dibattito sul suo finanziamento. Entrando nel merito della suddivisione dei carichi di cura e dei costi tra individui, famiglie e collettività, il professore ha chiarito che la semplice strategia dell’efficienza, pur potendo alleggerire la spesa, non risolve il problema strutturale. Inoltre, ha bocciato l’idea del ricorso a una assicurazione privata come risposta principale. L’esperienza statunitense, che ha causato solamente costi elevatissimi e diseguaglianze, porta a vedere come unica via percorribile il rafforzamento del pilastro pubblico. Per fare questo, ha auspicato la nascita di un nuovo settore autonomo e unitario dello stato sociale, sostenuto da maggiori risorse e da una riforma nazionale che incrementi i diritti all’assistenza sul territorio. A conclusione, rilevando come l’Italia scivoli indietro rispetto ad altri Paesi nell’analisi della spesa pro capite per la popolazione ultra settantacinquenne, il professore ha denunciato l’attuale mancanza di modelli di spesa, nonché un documento istituzionale che ne ricalcoli i parametri e ne definisca chiaramente le modalità di copertura.
Infine, Pagani, ha illustrato le ragioni che hanno generato la commissione della ricerca, evidenziando il ruolo attivo di CNA Pensionati nel sostenere il percorso promosso dal Professor Gori al fine di stimolare soluzioni positive per gli anziani. Pagani si è detto colpito dal fatto che, a fronte del progressivo invecchiamento demografico, si ponga molta attenzione sulla silver economy, intesa come parte “abbiente” della popolazione, e molta meno sulle pesanti criticità sanitarie e assistenziali che ne derivano, di cui spesso non si vuole prendere atto nonostante i numeri imponenti. Il Segretario ha ricordato che in Italia ci sono circa quattro milioni di soggetti non autosufficienti — di cui due su tre hanno più di ottantacinque anni — con problemi che gravano su oltre dieci milioni di familiari e su un sistema di badanti per oltre la metà non regolari, di cui andrebbe invece favorita l’emersione in modo trasparente. Evidenziando una proiezione futura ancora più drammatica nel rapporto tra attivi e inattivi, con un sistema previdenziale a rischio di minori coperture, Pagani ha concluso sostenendo quanto sia indispensabile una riflessione profonda per capire come raccogliere e impiegare al meglio le risorse, guardando anche alle esperienze estere per dare risposte concrete a bisogni non solo personali ma anche sociali.