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Bellezza al naturale


Salute

Compleanno di Ada, baci, auguri e invito per la torta, saremo solo in tre, visto il dilagare di Omicron. Breve consulto tra amiche per il regalo, a me tocca un prodotto di bellezza. Casualmente, prima di uscire, ascolto alla radio un’intervista a Beatrice Mautino, una giovane ma affermata tecnobiologa, che parla di cosmetici, prodotti per la cura del corpo naturali o cosiddetti tali. La mia amica è molto attirata dai prodotti naturali, anche in seguito a brutte esperienze. Le parole dell’intervistata mi sembrano molto interessanti, capisco di conoscere molto poco sull’argomento, mi precipito in libreria ed acquisto il suo ultimo libro, E’ naturale bellezza, per capirne di più.
Da qui ha inizio la mia avventura: finora pensavo di saperne abbastanza per poter scegliere con giudizio, ma il mondo dei prodotti che uso quotidianamente, che scelgo per sentirmi attraente o che regalo con piacere, si rivela più complesso e pieno di insidie di quello che sospettavo. Finora ho acquistato questi prodotti in luoghi differenti: se si tratta di trucco (profumi, fondotinta, rossetto, ombretto etc) in profumeria; cosi’ luccicanti e piene di colori, sono i luoghi più invitanti, mi lascio accarezzare dall’illusione di diventare bella acquistando l’ultima crema apparsa sul mercato o quel particolare fondotinta. Per prodotti come shampoo, saponi, deodoranti etc vado in uno dei negozi specializzati per l’igiene e pulizia. O anche nei supermercati. O anche in farmacia, dove creme e cosmetici sembrano competere con i medicinali.
Non posso permettermi di spendere troppo, ma cerco di stare attenta ai prodotti che mi metto in faccia, in testa o sul corpo, che devono quindi essere di buona qualità, non nocivi, ( cioè a rischio di provocare irritazioni o allergie), e magari naturali e green. Naturali, cioè con elementi non prodotti chimicamente, e non inquinanti. E proprio nel primo capitolo del libro mi sembra di trovare la chiave per essere sicura di ogni mio acquisto. Si parla di un’app che promette di dare un giudizio rapido e oggettivo sulla qualità di un prodotto di cosmesi e igiene proprio in base a questi fattori. Basta scaricarla e leggere il codice a barre che lo identifica, apparirà un giudizio (ottimo, buono, mediocre, scadente) corredato di un bollino di colore differente. Tutta eccitata la scarico, faccio la prova con quello che ho in casa. Uno dopo l’altro metà dei flaconi e vasetti che ho acquistato ottengono un deprimente bollino arancio e il giudizio di mediocre. Certo i prodotti piu’ costosi passano l’esame con un ottimo, ma non sempre il prezzo è decisivo. Nella fascia di prezzo medio (per intenderci, quelli di prodotti che si trovano nei negozi specializzati per la cura della persona e nei supermercati) sembrano entrare altre discriminanti; a parità di prezzo alcuni risultano buoni altri mediocri. Divertita e curiosa esamino tutto quello che mi capita a tiro, l’app funziona anche con gli alimenti, e un fornitissimo supermercato diventa il mio terreno di caccia. E’ sempre una sorpresa vedere quali prodotti passano il giudizio e quali no, non capisco i motivi anche perché leggere i componenti non è sempre facile visto i caratteri microscopici con cui sono scritti. Ma l’app sembra sicura dei giudizi che dà, e sembra conoscere tutto di tutti. Sembra un giudizio definitivo ma la verità è più complessa.
La storia di questa app, come si è sviluppata e quali sono i suoi punti deboli viene illustrata più avanti nel libro e, per quanto utile, capisco che non possa essere presa come vangelo, altre informazioni sono necessarie e questo raffredderà il mio entusiasmo iniziale.
Ma la conseguenza più importante è che mi fermo a riflettere su quanto veramente informati e consapevoli siano i miei acquisti. Cosa mi fa decidere, cosa mi influenza? Le conoscenze o una pubblicità accattivante, il passaparola di amiche? Questo non riguarda solo i prodotti di bellezza, ma anche il cibo, l’abbigliamento o altro. Insomma, quanto libera, informata e consapevole sono quando faccio un acquisto? E quanto responsabili sono i miei atteggiamenti, nei confronti dell’ambiente?
Dopo Greta Thunberg e le manifestazioni di migliaia di giovani entusiasti, responsabilità è la nuova parola d’ordine. Importanti diventano non solo i prodotti in sé ma anche l’impatto ambientale, l’energia necessaria alla loro produzione e al loro smaltimento.
Non è facile districarsi, non si può pretendere che diventi un ingegnere o chimico o economista ogni volta che compro qualcosa. Come primo passo, serve una buona dose di umiltà e la consapevolezza che è necessario informarsi ed aggiornarsi nelle conoscenze. E poi quello che mia nonna chiamava “il principio primordiale”: non dare niente per scontato, non fidarsi di tante belle parole e promesse, non comprare solo per l’impulso a comprare, capire quindi i propri bisogni e necessità. “Compra poco, compra quando ti serve”. Una regola imposta e fatta propria da mancanza di mezzi (la guerra) ma anche da una profonda e antica saggezza che sa resistere alle sirene della pubblicità.