Diciamoci la verità, gli affettati sono degli alimenti buoni ma che molto spesso sentiamo additare come pericolosi per la salute. Ma quanto c’è di vero in questa affermazione? E che ruolo potrebbero avere nella nutrizione per la terza età? Vediamolo insieme.
Partirei con il dire ciò che la comunità scientifica internazionale ribadisce ormai da anni, sulla base di evidenze assolute. Ovvero, che il consumo esagerato di tutte le forme di carni lavorate (inclusi, per l’appunto, i protagonisti di questo articolo), possa aumentare la probabilità di comparsa di un tumore al colon retto.
Questo assunto ha guidato verso la proposta che la quantità di affettati da assumere settimanalmente, dovrebbe essere di circa 50g. Va altresì sottolineato che tale quantità può essere aumentata nei soggetti over 50 come strategia per contrastare la sarcopenia, ovvero la naturale tendenza del fisico a perdere massa muscolare a favore di un aumento della massa grassa. Questo secondo concetto è strettamente legato ad uno dei principali vantaggi legati al consumo degli affettati, ossia la praticità di consumo.
Si tratta infatti di carni pronte all’uso, che non vanno cucinate, che possono essere porzionate facilmente (la classica fetta) e che possono entrare in moltissime preparazioni. Basti pensare al classico panino ma anche al condimento di un piatto ti pasta o di riso, in abbinamento a dei legumi in una pasta e legumi o anche come completamento di un piatto, per esempio un involtino vegetale.
Studi statistici hanno evidenziato come molte persone della terza età, in particolar modo la sera, perdano la voglia di cucinare per prediligere piatti pronti o che richiedano cotture minime. L’esempio più comune è quello delle minestrine o del pane con della verdura.
Queste preparazioni, del tutto insufficienti per quanto concerne l’apporto proteico necessario, rischiano di accelerare il processo della sarcopenia con la conseguenza di avere corpi con sempre minore massa muscolare, soppiantata da tessuto adiposo.
Ciò poiché le proteine assunte al pasto aiutano a mantenere basso il picco glicemico garantendo un utilizzo dei carboidrati assunti senza che gli stessi vengano immagazzinati dal fegato dopo conversione in grassi di deposito. L’accesso ad una proteina ‘facile’ come l’affettato permetterebbe di invertire tale tendenza garantendo un supporto e mantenimento della corretta massa muscolare.
Dunque, il consiglio che mi sentirei di dare nei riguardi del consumo di affettati nei soggetti dai 50 anni in su, è quello di utilizzarne fino a 100g a settimana di affettati. Suggerisco ovviamente di prediligere alimenti magri quali del prosciutto crudo privato del grasso e della bresaola, suddividendoli in tre pasti ognuno da circa 30g.
Lorenzo Traversetti
Biologo nutrizionista