L’invecchiamento della popolazione costituisce una delle trasformazioni sociali più rilevanti del nostro tempo. La crescita della longevità aumenta la domanda di assistenza e di servizi sociosanitari, ma apre anche nuove possibilità di partecipazione, socialità e valorizzazione delle competenze delle persone anziane. Da questa prospettiva ha preso le mosse la nuova indagine di CNA Pensionati 2026 di cui qui diamo una anticipazione. L’obiettivo è verificare in quale misura gli interventi sociali richiesti dagli anziani siano realmente disponibili nei diversi territori, chi li eroghi e quali differenze esistano tra regioni e aree del Paese. La ricerca considera l’assistenza domiciliare e sociosanitaria, ma guarda anche ai servizi per il benessere, il tempo libero, la socializzazione e la partecipazione civica. In altri termini, prova a misurare la distanza tra ciò di cui le persone anziane dichiarano di avere bisogno e ciò che il welfare locale è concretamente in grado di offrire.
Il quadro che emerge è fortemente differenziato. In alcune parti d’Italia l’invecchiamento è accompagnato da una rete relativamente strutturata di assistenza domiciliare, strutture residenziali, servizi sociosanitari e organizzazioni del terzo settore. In altre, invece, gli anziani e le loro famiglie devono fare affidamento soprattutto sulle proprie risorse, sulla disponibilità dei parenti e, quando le condizioni economiche lo permettono, sull’acquisto privato di prestazioni. Il diritto all’assistenza continua così a dipendere in misura eccessiva dal Comune e dalla Regione in cui si vive. Non siamo di fronte a semplici differenze organizzative, ma a vere disuguaglianze nella possibilità di ricevere aiuto, mantenere l’autonomia e affrontare la fragilità e la non autosufficienza. Nel 2022 la spesa dei Comuni italiani per interventi e servizi sociali ammontava complessivamente a circa 9 miliardi di euro. Di questa somma, poco più di 1,3 miliardi erano destinati agli anziani: il 14,8% della spesa sociale complessiva. Famiglie e minori assorbivano il 37,3%, mentre il 27,5% era rivolto alle persone con disabilità. Naturalmente, non si tratta di contrapporre categorie di cittadini e bisogni sociali tra loro. La protezione dei minori e il sostegno alle persone con disabilità sono essenziali. Il dato segnala tuttavia una difficoltà strutturale: in un paese attraversato da un rapido invecchiamento demografico, il sistema dei servizi sociali territoriali non sembra ancora pienamente attrezzato per rispondere alla crescita dei bisogni legati alla longevità.
Anche la distribuzione territoriale della spesa è fortemente diseguale. La quota destinata agli anziani varia dal 6,6% del Molise al 66,6% della Valle d’Aosta, a fronte di una media nazionale del 14,8%. Differenze così ampie non possono essere spiegate soltanto dalla diversa struttura demografica delle regioni. Contano la storia dei sistemi locali di welfare, le scelte politiche compiute nel tempo, la capacità amministrativa degli enti locali e la presenza di soggetti pubblici, associativi e cooperativi in grado di progettare ed erogare interventi. Le disuguaglianze non riguardano soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche la copertura effettiva dei servizi. L’assistenza domiciliare socioassistenziale è presente nell’85,4% dei Comuni italiani, mentre quella integrata con i servizi sanitari raggiunge appena il 38%. Voucher, assegni di cura e buoni sociosanitari sono disponibili nel 49,6% dei Comuni e le strutture residenziali nel 67,8%. Il dato sull’assistenza domiciliare integrata è particolarmente significativo: mostra quanto sia ancora difficile mettere in comunicazione intervento sociale e cure sanitarie, proprio quando l’avanzare dell’età rende più frequente la compresenza di bisogni diversi.
Il divario territoriale appare ancora più netto osservando le macroaree. Le strutture residenziali sono presenti nel 91,8% dei Comuni del Nord-est, ma soltanto nel 37,1% di quelli
delle Isole. Voucher, assegni di cura e buoni sociosanitari raggiungono il 73,6% dei Comuni del Nord-ovest e appena il 14,6% di quelli insulari. Due persone con lo stesso grado di fragilità possono quindi ricevere risposte molto differenti a seconda del luogo di residenza. Una parte rilevante delle risorse rivolte agli anziani finanzia interventi e servizi. Nel 2022 questa
componente rappresentava il 46,2% della spesa sociale dell’area anziani, mentre il 25,8% era costituito da trasferimenti monetari e il 27,9% dalla spesa per strutture. Nell’ambito degli
interventi, oltre tre quarti delle risorse erano indirizzati all’assistenza domiciliare. È un orientamento importante. La grande maggioranza delle persone desidera continuare a vivere nella propria abitazione e nel proprio quartiere anche quando cominciano a manifestarsi difficoltà fisiche, sanitarie o relazionali. La domiciliarità, tuttavia, non coincide con la semplice permanenza in
casa. Rimanere nella propria abitazione senza ricevere un sostegno adeguato può tradursi in isolamento, insicurezza e sovraccarico per i familiari. Una vera politica della domiciliarità richiede una combinazione di prestazioni: assistenza personale, cure sanitarie, consegna dei pasti, trasporto sociale, teleassistenza, adattamento degli alloggi e sostegno a chi presta quotidianamente cura. A tale proposito, l’indagine mostra che, nella spesa per assistenza domiciliare, la voce più consistente è quella socioassistenziale, seguiti dai voucher e dagli assegni di cura.
Questi dati rivelano un limite dell’impostazione tradizionale delle politiche per la terza età: l’anziano viene preso in considerazione soprattutto quando diventa fragile o non autosufficiente. Manca spesso una politica preventiva, orientata a mantenere più a lungo autonomia, relazioni sociali, mobilità e partecipazione. Ancora modesta è, ad esempio, la spesa destinata all’integrazione sociale, alle attività ricreative e culturali, ai centri di aggregazione. La questione assume un significato ancora maggiore nei territori interni, nei piccoli Comuni e nelle aree caratterizzate da spopolamento. Qui le distanze dai presidi sanitari, la debolezza dei trasporti pubblici, la chiusura dei servizi commerciali e la lontananza dei familiari possono trasformare anche una difficoltà ordinaria in
un fattore di esclusione.
Il percorso di ricerca promosso da CNA Pensionati consegna quindi un’indicazione chiara. La sfida dell’invecchiamento non può essere affrontata soltanto aumentando il numero dei posti nelle strutture o trasferendo risorse monetarie alle famiglie. Occorre costruire sistemi territoriali capaci di favorire il benessere a tutto tondo delle persone. Troppo spesso il luogo in cui si vive determina la possibilità di essere assistiti, di rimanere nella propria casa e anche di partecipare alla vita della comunità. Ridurre questa distanza territoriale è una questione di dignità delle persone prima ancora che di efficienza dei servizi.
Andrea Ciarini
Docente universitario e Presidente di Impresasensibile ETS