Recentemente ho sentito il desiderio di condividere la mia partecipazione alla gioia per uno straordinario traguardo raggiunto da una giovane ragazza di sedici anni, Giulia, che ha ottenuto un eccellente risultato scolastico. Non conosco personalmente Giulia. La conosco attraverso i racconti che sua nonna, mia cara amica, mi regala ogni volta che ne ha l’occasione. Giulia vive in una città diversa dalla nostra e il contatto quasi quotidiano con la mia amica avviene attraverso il telefono cellulare.
Ripensando ai miei sedici anni e alla situazione che la giovane sta vivendo, mi è venuta un’idea: recarmi in un negozio di cancelleria e acquistare una di quelle splendide scatole di carta da lettere che un tempo contenevano fogli, biglietti e cartoncini coordinati. Avrei voluto farla personalizzare e regalarla a Giulia. Le possibilità erano molte: scegliere un soggetto da stampare sullo sfondo dei fogli, fiori, animali da compagnia o altri motivi delicati. Nel mio caso, spesso si trattava di rose, accompagnate dalle iniziali di nome e cognome.
È quasi inutile dire che la ricerca della famosa scatola di carta da lettere si è rivelata vana. A detta dei negozianti, nessuno scrive più lettere e gli amanti della carta, oltre a essere considerati poco moderni, devono rivolgersi ad artigiani specializzati per soddisfare questa passione. Così ho fatto. Giulia ha ricevuto la più bella scatola di carta da lettere che si possa immaginare: il mare come sfondo dei fogli più grandi e un leggero volo di gabbiani sui biglietti più piccoli.
Vedendola, dentro di me si è accesa la magia della mia prima vera corrispondenza. La mia prima lettera la scrissi a Mirca, la mia amica del cuore. Era l’ultima di dieci figli e, quasi da un giorno all’altro, la sua famiglia si trasferì nella periferia di Milano in cerca di lavoro. Non ricevetti mai risposta alle mie lettere e smisi di scriverle quando una cugina mi raccontò che Mirca stava bene e lavorava come guantaia in un laboratorio.
Gli amici conosciuti al mare durante le vacanze, o in altre occasioni speciali, ricevevano invece un biglietto per Natale o per il compleanno, accompagnato da qualche breve notizia.
Più tardi, seguendo il richiamo di un forte batticuore, iniziai a corrispondere con un giovane molto bello e straordinariamente gentile. Nonostante l’opinione contraria della famiglia e anche la mia, decise di diventare allievo ufficiale dei paracadutisti per svolgere il servizio militare. Non usavo più la carta da lettere personalizzata: mi sembrava troppo prevedibile e forse avrebbe potuto mettere in imbarazzo un ragazzo che desiderava dimostrare di essere maturo e consapevole, pur conservando un cuore sensibile.
Il suo desiderio di vicinanza si manifestava attraverso una lettera al giorno, quasi un diario. A volte mi sentivo così coinvolta da considerarmi una piccola parte della sua vita di caserma. Il cuore accelerava quando prendevo tra le mani la busta che conteneva una sua lettera e si calmava solo dopo averla riletta più volte. Non so esattamente come e perché la nostra storia epistolare sia finita. Forse il progetto comune che ci univa aveva semplicemente esaurito la sua forza.
Il suo congedo coincise con un periodo di forte impegno sociale da parte mia, quando mi innamorai dell’immagine del Che.
Scendendo dal treno che mi portava a frequentare gli studi, vidi dipinta sul muro dell’edificio accanto alla stazione una gigantesca immagine del volto di Che Guevara. Era troppo bello e troppo eroico per non essere ammirato. Solo lui riuscì a distrarmi dall’eroe che fino ad allora aveva popolato i miei sogni. Nessun rimpianto: avevo semplicemente cambiato sogno.
Le lettere furono sostituite dai gettoni telefonici e, più tardi, dai telefoni cellulari. Solo raramente ho ancora la possibilità di vivere lunghi abbracci scritti. Oggi mi sto adeguando ai tempi: scrivo messaggi e, non riuscendo a condensare i sentimenti in poche parole, provo persino ad affidarmi alle faccine. Il risultato, però, mi sembra piuttosto povero.
Conservo ancora ciò che resta della mia scatola per la corrispondenza, augurandomi di trovare un giorno un motivo per riutilizzarla. E se Giulia vorrà usare la sua, con il mare sullo sfondo e i gabbiani in volo, sarò felice di tornare a scriverle una vera lettera.
Mariarosa Battan