I nonni non fanno salire i voti in pagella. È quanto emerge da uno studio condotto dalle Università di Bologna e Vienna, pubblicato sulla rivista Social Science Research. La ricerca ha analizzato oltre 3.000 ragazzi tra gli 8 e i 15 anni in diversi contesti familiari europei.
L’obiettivo: verificare se la presenza dei nonni nella vita quotidiana dei nipoti avesse un impatto sul rendimento scolastico. Il risultato è chiaro: nessuna relazione significativa tra la vicinanza dei nonni e i voti in matematica o in altre materie. Il babysitting, le visite frequenti o il supporto economico non determinano un miglioramento delle pagelle.
Ma non è una bocciatura. Anzi. Lo studio sottolinea che i nonni sono una risorsa centrale nella vita dei bambini. Aiutano nelle emergenze, alleggeriscono il carico dei genitori, offrono stabilità affettiva. Non alzano i voti, ma migliorano la qualità della vita familiare. E questo, oggi, ha un valore enorme.
In un’Italia che invecchia e che fatica a conciliare lavoro e cura, il ruolo dei nonni è sempre più centrale. Secondo i dati Istat, il 40% dei nonni italiani si prende cura regolarmente dei nipoti. Nelle famiglie con due genitori lavoratori, la percentuale è ancora più alta. Senza di loro, molte famiglie non reggerebbero.
Ma c’è un limite da riconoscere. I nonni non possono fare tutto. Non si può affidare a loro anche il successo scolastico dei bambini. Non hanno gli strumenti, e non spetta a loro. Per migliorare i voti servono insegnanti, metodo, tempo, risorse educative. Serve una scuola pubblica all’altezza. Serve il sostegno delle istituzioni.
La ricerca dice una cosa semplice, ma importante: non confondiamo l’aiuto con la soluzione. I nonni sostengono, accompagnano, ascoltano. Non possono sostituirsi a una rete educativa adeguata. Sono una presenza silenziosa e tenace. Un punto fermo.
Forse non fanno alzare i voti ma aiutano a crescere. E oggi, in una società che tende a dimenticare il valore dell’età, è bene ricordarlo: non portano pagelle migliori, ma portano valori più grandi.