placeholder image

Terza età e natura, un’occasione imperdibile


Varie

La relazione fra natura e terza età è qualcosa di meraviglioso perché corrisponde esattamente a ciò che l’essere umano necessita in quel periodo della vita.

Se – oggi – una persona tra i 30 e i 50 anni deve economizzare, guidare la famiglia, crescere e interessarsi a sé stesso/a, costruire relazioni, a che velocità dovrà andare? Riuscirà a seguire i propri bioritmi? Oppure dovrà adeguarsi alla velocità che gli obiettivi sociali impongono?

Ecco che il dopo pensionamento diventa un’occasione per riportare sé stessi ad un ritmo naturale, dettato non dagli obiettivi che creano status, riconoscimento, appartenenza sociale ma semplicemente “esistenza”. Svegliarsi quando nasce il sole, addormentarsi quando la luna si mostra, incantarsi al cinguettio degli uccelli e dove possibile prendersi cura di piante e animali.

Queste azioni si compiono quando si smette di correre, di rin-correre obblighi inconsci che rispondono a bisogni di sicurezza, realizzazione, e che si concretizzano attraverso le richieste sociali: accoppiarsi, figliare, contribuire economicamente, morire. Il “tempo” che dopo i sessantacinque anni si recupera, perché ormai realizzati questi piani, è la vera ricchezza della nostra era e la libertà psicologica e fisica dell’adulto che non ha più necessità di rincorrere, fa tutta la differenza del mondo su una vita che può rientrare nel suo equilibrio originario.

La natura ci re-immette in un ascolto profondo di noi stessi, ecco perché in tanti cercano rifugio tra le braccia di montagne e mare quando necessitano di centrarsi, ritrovarsi, fuori dai rumori disturbanti della città, lontano da ritmi che di umano hanno veramente poco.

Il contatto con la natura può avere effetti con mille sfaccettature soggettive ma alcuni di essi sono universali:

  • contatto con i suoni naturali: acqua che scorre, fruscio delle fronde degli alberi, versi degli animali, richiamano nell’essere umano serenità e calma rispetto all’accettazione della finitezza della natura umana, alla sua fragilità e alla sua capacità di resilienza. Questa capacità ci permette di rasserenarci rispetto a problematiche fisiche, impedimenti allo spostamento, convivenza con malattie.
  • ciclo veglia-sonno: seguire il ritmo della luce e del buio fornisce vigore ed energia alla natura umana, perché segue il bioritmo senza chiedere di andare oltre le proprie possibilità, migliora le funzioni vitali, la temperatura basale, il sistema immunitario, la produzione di ormoni. Alcune popolazioni della Terra come gli asiatici da millenni seguono le necessità fisiche del corpo senza metterle al secondo posto davanti alle necessità sociali…sarà uno dei segreti della loro longevità?
  • contatto diretto con animali e piante: la natura da sempre è esempio di capacità collaborativa e ha risolto dall’inizio di sé stessa quella scissione corpo e mente che per noi è tanto difficile da far convivere. La relazione con animali e piante nutre corpo e mente, attiva la nostra parte accudente, lo scambio amoroso e contestualmente ci costringe ad utilizzare il cervello e il corpo per la ricerca di cibo e acqua, per il gioco, per l’uscita serale: concentrazione e ricerca di soluzioni sono un mantenimento delle funzioni cognitive costante.

Insomma come spesso ci raccontiamo il nostro esistere è una passeggiata attraverso l’esperienza che ci riporta nella grande anima della vita che è la nostra natura. La terza età può veramente diventare una grande occasione per tornare all’origine…non vedo l’ora!!!

Chiara Volpicelli

(Psicologa)