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In pensione con quota 100 e 102, attenzione al “lavoretto” extra


Pensioni

Chi si ha scelto di mettersi a riposo con quota 100, quota 102, o sfruttando le possibilità offerte dalle pensioni anticipate flessibili, dovrà fare molta attenzione al “lavoretto”, e non fa differenza se dipendente o autonomo. Il rischio è quello di vedersi sospendere l’assegno. A ricordarlo è una recente nota dell’Inps, che torna sulla questione della non cumulabilità tra reddito da lavoro e pensione. Il veto scatta a partire dal primo giorno dalla decorrenza del rateo e fino a quando non si maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Nella nota l’Inps spiega che in caso di mancato rispetto del regime di non cumulabilità, l’Istituto è tenuto a sospendere la pensione e a recuperare le mensilità pagate indebitamente.  “I pensionati con quota 100, quota 102 o pensione anticipata flessibile – ribadisce l’Inps – prima del compimento dell’età prevista per il pensionamento di vecchiaia, sono tenuti a dichiarare all’Istituto eventuali redditi da lavoro, sia dipendente che autonomo, che potrebbero influire sull’incumulabilità della pensione”. La normativa, tuttavia, stabilisce un’eccezione per i redditi da lavoro autonomo occasionale, purché non superino i 5.000 euro di compensi lordi annui.

Insomma, se da un lato guadagnare qualche euro in più potrebbe fare comodo, soprattutto se si pensa che con quota 100 e quota 102 i ratei sono decisamente più bassi di quelli di una pensione “normale”, dall’altro bisogna fare bene i conti se non si vuole rischiare il blocco dell’assegno. L’Inps ha chiarito, inoltre, “che ai fini del calcolo del limite dei 5.000 euro lordi, si considerano tutti i redditi annuali derivanti da lavoro autonomo occasionale, anche quelli riconducibili all’attività svolta nei mesi dell’anno precedente la decorrenza della pensione e/o successivi al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia”.

Dal monitoraggio sui flussi di pensionamento diffuso dall’Inps, inoltre, si scopre che le pensioni con decorrenza nel 2023 sono state 764.907, con un calo dell’11,07% su quelle con decorrenza 2022. Sulle nuove pensioni, che in media si attestano sui 1.140 euro (contro i 1.135 nel 2022) è aumentato il divario nell’importo tra uomini e donne (1.366 in media gli uomini, 950 le donne). In parte, il vantaggio maschile si spiega con le carriere contributive più lunghe rispetto a quelle donne, ma anche grazie a buste paga mediamente più pesanti.