placeholder image

Intelligenza artificiale, il futuro è già qui


Varie

L’intelligenza artificiale è già qui. Dalla medicina alla finanza, dall’industria alla scrittura di testi e l’assistenza in casa. L’intelligenza artificiale, e il ventaglio delle possibilità che offre, sono ormai una realtà con la quale bisogna iniziare a fare i conti, anche se Elon Musk e altri mille studiosi americani hanno firmato l’appello di FutureOfLife per chiedere una moratoria.

Ne parliamo con Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, partner storico di CNA Pensionati.

Domanda. Quali potrebbero essere in concreto i campi di applicazione dell’intelligenza artificiale pensati per gli anziani e in generale per le persone che hanno bisogno di assistenza, a volte anche solo per avere qualcuno-qualcosa con cui parlare?

Risposta. In realtà l’intelligenza artificiale è già presente nelle nostre case. Semplificando un po’ possiamo dire che è già presente in tutti i dispositivi smart. Io credo che la tecnologia – e in questo caso l’intelligenza artificiale – non siano buone o cattive in sé. Se vengono usate bene possono produrre un impatto molto positivo sulla vita di ciascuno di noi, soprattutto per le persone che hanno bisogno di un aiuto personalizzato. L’intelligenza artificiale è stata al centro di tante polemiche, ma io credo molto nel suo uso inclusivo, che peraltro è già largamente diffuso, ma vanno definite logiche e politiche di indirizzo. Come Fondazione abbiamo dedicato a questi ragionamenti una delle nostre iniziative a più alto tasso di innovazione, la RomeCup 2023. All’interno di queste tre giornate dedicate all’ecosistema dell’innovazione, quest’anno ospitate dall’Università del Campus Bio-Medico di Roma, abbiamo messo a disposizione dei visitatori e in particolare di studenti e studentesse alcune esperienze uniche nell’ambito dell’intelligenza artificiale e della robotica, con attenzione alla cura delle persone, soprattutto quelle con fragilità.

D. Negli ultimi due anni la ricerca italiana ha compiuto progressi enormi in questo settore, con la realizzazione di modelli in grado di essere ‘addestrati’ a svolgere diversi compiti, ma anche in grado di ‘imparare’ e generare a loro volta dei dati. È davvero concreta l’ipotesi che l’intelligenza artificiale possa in qualche modo sostituire anche la creatività tipica degli esseri umani?

R. L’AI, come altre tecnologie, soprattutto di automazione, sicuramente può sollevare l’uomo nei compiti di routine, nelle attività più pesanti o pericolose. Ma nessuna tecnologia renderà mai inutile il lavoro dell’uomo. Siamo noi che dobbiamo imparare a usare la tecnologia in modo strategico per creare nuova occupazione per lo sviluppo, per ridurre le disuguaglianze e creare opportunità eque per tutti. Negli ultimi quattro anni le imprese che hanno adottato l’intelligenza artificiale sono aumentate del 270%; secondo un’analisi condotta da Gartner, l’AI sta vivendo un boom senza precedenti diventando parte integrante delle strategie digitali della maggior parte delle aziende. E allora la vera risposta a questa paura diffusa è formarsi per accrescere le proprie competenze, acquisendo nuove capacità e abilità nel mondo del lavoro. Non dobbiamo chiederci se l’uomo verrà sostituito dalle intelligenze generative nei lavori più creativi. Chiediamo piuttosto quali saranno le professioni del futuro legate all’AI e come possiamo formarci per rimanere nel mercato del lavoro, approfittando delle nuove opportunità generate dalla tecnologia.

D. Negli ultimi mesi ci sono state le polemiche sull’uso di ChatGpt da parte degli studenti alle prese con gli esami. Un uso massivo dell’intelligenza artificiale, in questo contesto, non rischia di “standardizzare” il pensiero e la capacità critica dei giovani?

R. Sono timori che si generano all’arrivo di ogni nuova tecnologia. È un pericolo reale solo se la scuola non si assume il ruolo di aiutare i giovani a cogliere le sfide complesse della vita.

D. C’è da avere paura dell’intelligenza artificiale, secondo lei?

R. Ritengo che sui pericoli legati allo sviluppo senza controllo dell’AI vi debba essere un grande senso di responsabilità degli organismi scientifici e politici. In un contributo recente su Agendadigitale.eu, ho chiarito quanto sia necessario uno sforzo diffuso per coinvolgere l’intero sistema educativo. Si tratta di promuovere la consapevolezza dei benefici e dei rischi, ovvero del duplice ruolo delle neurotecnologie e dell’importanza della neuroetica. Occorre costruire una cultura digitale più profonda e diffusa sulle neuroscienze al servizio del migliore sviluppo umano.

 D. Elon Musk, dopo aver investito capitali enormi nell’IA, secondo lei, vuole davvero tornare indietro?

R. Elon Musk è un imprenditore molto accorto, che sa bene come condurre i suoi affari, la sua storia è ricca di ‘stop and go’, proclami e ripensamenti, le cui logiche non sempre sono chiare sul breve periodo. Parlando del suo ‘dietrofront’ sull’AI, espresso anche di recente nel corso dell’incontro con la Primo Ministro Meloni, non posso che associarlo, ad esempio, a un’altra notizia che lo riguarda: l’autorizzazione dell’FDA ai test di Neuralink. È l’azienda di Musk che crea interfacce neurali per ripristinare alcune funzionalità danneggiate del corpo umano. Proprio da questo benestare scatterà una sperimentazione piuttosto ardita che porterebbe, secondo Musk, alla possibilità che le persone non vedenti dalla nascita possano ‘acquisire la vista’. Eppure in questo interscambio tra reti neurali e microchip si possono annidare pericoli legati all’estrazione di dati e all’uso dell’intelligenza artificiale, che dovrebbe decodificare le informazioni provenienti dal cervello umano, interpretando anche le emozioni con rischi non indifferenti di errori di valutazione. Ben vengano, a questo riguardo, le ultime disposizioni del Parlamento europeo, che il 14 giugno scorso ha ampliato l’elenco dei sistemi di IA a rischio per porre limiti concreti alle possibili minacce

D. Qual è il futuro che ci attende con l’IA?

R. Non vi sono dubbi che il futuro possa vedere una sempre maggiore integrazione tra uomini e robot con il coinvolgimento crescente dell’AI generativa. Sono convinta che saranno tanti i benefici di questo sviluppo, soprattutto nel campo della cura della persona e della medicina, nonché dei progressi scientifici in generale. Credo anche che ci sia una concreta possibilità che questo sviluppo aumenti il digital divide tra chi potrà accedere ai benefici del progresso e chi ne resterà ai margini. Un antidoto a questa disuguaglianza non risiede tuttavia nel delegare a “interventi dall’alto” politiche di riallineamento, ma nel consolidare una vera alleanza collaborativa fondata sul modello di Educazione per la vita che la Fondazione Mondo Digitale porta avanti da vent’anni, quella tra mondo dell’istruzione, organizzazioni pubbliche, società civile.