In famiglia non c’è chi possa prendersi cura di loro, percepiscono pensioni talmente basse da non potersi permettere di pagare la retta per la casa di riposo o lo stipendio a una badante che li assista a domicilio. Per questo, una volta ricoverati in ospedale, il 75% dei pazienti anziani vi resta più del necessario, con un costo per il sistema sanitario nazionale stimato in circa un miliardo e mezzo di euro all’anno. Senza contare la tristezza di chi, dopo un’esistenza dedicata a lavoro e affetti, si trova nella condizione di non potersi permettere un’assistenza adeguata alle nuove e mutate esigenze di vita. A fotografare la situazione nella quale, purtroppo, versano molti anziani è un’indagine di Fadoi (la società scientifica di medicina interna) condotta su 98 strutture ospedaliere situate in diverse località italiane. Secondo Fadoi ogni anno sono oltre due milioni le giornate di degenza improprie causate dalla difficoltà a dimettere gli anziani soli dagli ospedali.
A generare questa situazione, come sempre, concorrono più fattori, dalle carenze del sistema di assistenza sociale e dei servizi territoriali sanitari, “poco attrezzati alla presa in carico di questi pazienti”, alla scarsa disponibilità di reddito o alla mancanza di figure in ambito familiare che possano prendersi cura degli anziani. L’indagine di Fadoi ha evidenziato che “dalla data di dimissioni indicata dal medico a quella effettiva di uscita passa oltre una settimana nel 26,5% dei casi, da 5 a 7 giorni nel 39,8% dei pazienti, mentre un altro 28,6% sosta dai due ai quattro giorni più del dovuto”. Secondo Fadoi “il 75,5% dei pazienti anziani rimane impropriamente in ospedale perché non ha nessun familiare o badante in grado di assisterli in casa, mentre per il 49% non c’è possibilità di entrare in una Rsa. Il 64,3% protrae il ricovero oltre il necessario perché non ci sono strutture sanitarie intermedie nel territorio mentre il 22,4% ha difficoltà ad attivare l’Adi. E il tutto ha un costo per il Ssn di circa un miliardo e mezzo l’anno”. Risorse che invece potrebbero essere utilizzate per investire in vera assistenza sanitaria.
L’analisi della società scientifica di medicina interna si sofferma a lungo sulle cause che determinano tutto questo. “I nostri ospedali sono così pieni che nei pronto soccorso si affastellano anche per giorni i pazienti in lettiga che non trovano posto in reparto. Perché letti e personale sono stati via via tagliati negli anni. Ma anche per via del fatto che la metà dei ricoveri riguarda pazienti over 70 e in oltre il 50% dei casi restano in reparto circa una settimana in più del necessario, visto che non hanno un familiare che possa assisterli e che nemmeno possiedono una pensione così ricca da potersi pagare i circa duemila euro di retta mensile per una Rsa. Per non parlare del fatto che nella gran parte dei casi mancano strutture sanitare intermedie nel territorio, e che in un caso su quattro si ha difficoltà ad attivare l’Adi, l’assistenza domiciliare integrata”.
“Quello che rileva l’indagine è quanto purtroppo tocchiamo con mano quotidianamente, ossia la necessità di farsi carico di problematiche sociali che finiscono per pesare indebitamente sugli ospedali e sui reparti di medicina interna in particolare”, ha commentato Francesco Dentali, che dal 1° gennaio è diventato il nuovo presidente della Fadoi. “È un quadro che dovrebbe far riflettere sul nostro sistema di assistenza sociale, che secondo l’Osservatorio del Cnel per i servizi impiega appena lo 0,42% del Pil, mentre in base ai dati Inps oltre 25 miliardi vengono erogati sotto forma di assegni, come quelli di accompagnamento o di invalidità. Questo senza considerare i 3,4 miliardi erogati direttamente dai Comuni. Un sistema inverso a quello adottato da molti Paesi, soprattutto del Nord Europa, dove l’ottimizzazione delle risorse disponibili passa per un maggiore investimento nei servizi di assistenza alla persona. “Fermo restando -conclude Dentali- che c’è anche un evidente carenza di servizi sanitari intermedi territoriali, perché parliamo pur sempre di pazienti che al momento del ricovero nei nostri reparti necessitano di una media o alta intensità di cura”.