Vaccini, quando pandemia fa rima con diplomazia

Intervista a Fabrizio Maronta, Redattore, consigliere scientifico e responsabile delle relazioni internazionali di Limes 

Portare a casa la pelle, poi si vedrà. Sulle sedie arroventate dalla pandemia su cui siedono i leader europei è questa la linea di guerra di metà primavera nel pieno di campagne vaccinali che (mentre scriviamo n.d.r.) incespicano, singhiozzano, cadono sugli ostacoli degli stop e and go delle Agenzie regolatorie dei farmaci, si rialzano e vacillano. E una tela di Penelope che però paga in vite umane tutte le revisioni dei Piani vaccinali che gli Stati europei sono costretti a fare ogni qualvolta il peso dellopinione pubblica e dei rischi annessi alle somministrazioni vaccinali si fanno pensanti. E intanto chi più vaccina più vince. Gli Usa, innanzitutto, che pensano a se stessi in primis, ma anche Israele o il Regno Unito accusato di togliere dosi del controverso AstraZeneca al vecchio continente senza troppi complimenti. Su tutto lombra della Russia di Putin che offre il suo Sputnik non certo per sola generosità. Guerra dei vaccini dunque? Farmaci usati come armi negli equilibri geopolitici mondiali? O solamente una insostenibile debolezza europea e italiana nel nostro caso - nello scacchiere del mondo che ancora una volta si fa sentire? 

Ecco cosa risponde a Verdetà Fabrizio Maronta di Limes

Domanda. A quasi metà 2021 la pandemia si è trasformata da lotta per la vita a lotta per accaparrarsi più dosi di vaccino. Cosa sta succedendo?

Risposta. Innanzitutto è chiaro che per i Paesi avere a disposizione quantitativi sufficienti di vaccino sia un fatto non solo sanitario ma anche economico. Chi prima esce fuori dalla pandemia prima recupera il terreno perduto anche dal punto di vista della ripresa. In generale lo tsunami della pandemia ha solo accentuato problemi già preesistenti incidendo su un dinamiche in corso e inserendosi nella faglia della rivalità USA- Cina oltre che nel triangolo di rapporti Usa-Cina-Russia. Ma il tema è un altro.

D. Quale?

R. Quando scoppia unepidemia di queste dimensioni, dopo il primo momento di assoluta sorpresa e la necessità di reggere lurto sanitario in maniera efficiente non a caso il numero di morti è stato molto alto ovunque anche nei paesi economicamente avanzati - si dimostra vincente chi è in grado di progettare e produrre un vaccino funzionante. E questo è possibile solo laddove esistono centri di ricerca allavanguardia e intere filiere produttive ad alto livello per produrre un farmaco estremamente particolare. Negli Stati Uniti, ad esempio, tutto ciò è possibile grazie ad un eccezionale livello di ricerca scientifica e una fortissima capacità produttiva.  Non a caso ora stanno immunizzando velocemente la popolazione. Negli Usa è successo che prima Trump, con investimenti di miliardi di euro nella ricerca, e poi Biden con enormi finanziamenti pubblici hanno messo il turbo rendendo possibile la diffusione massiva di un farmaco la cui progettazione e realizzazione necessita normalmente di un decennio.

D. Possibile che l'Europa, composta da Stati ricchi e avanzati, non abbia potuto garantire tutto questo?

R. In realtà nel vecchio continente abbiamo smesso di investire su questo asset produttivo. Abbiamo lasciato che i vaccini come detto un farmaco molto particolare e complesso da produrre sia per la componente biologica che per i macchinari da utilizzare fossero prodotti altrove, lasciando sul nostro territorio solo pezzi di produzione o stabilimenti buoni per linfialamento per conto di altri. Insomma lUe, e anche i singoli Stati, non sono indipendenti e non hanno potuto prodursi il vaccino per conto proprio. Ha fatto eccezione il Regno Unito che, infatti, ha potuto usare massivamente il proprio vaccino.

D. AstraZeneca però non è solo inglese ma anche Svedese…

R. In questo caso ha giocato un altro elemento di debolezza. La Commissione, come noto, ha gestito tutta la partita dei contratti pensando giustamente che il peso del blocco dei Paesi europei fosse più competitivo. Ma la PresidenteVon der Leyen - e chi lha affiancata - ha fatto due errori.

D. Quali?

R. Ha agito con una miopia di fondo. Non solo ha negoziato consegne trimestrali, una cattiva idea quando si ha a che fare con la rincorsa a un virus terribile, perché si lasciano margini di consegna troppo laschi alle case farmaceutiche che sono pur sempre in un libero mercato. Ma poi ha dato troppa importanza al prezzo. Esattamente il contrario di Israele che per accaparrarsi grandi quantità di vaccino Pfizer ha pagato di più ma ha potuto immunizzare tutti molto velocemente.

D. Siamo di nuovo caduti in una sorta di austerity del vaccino?

R. In qualche modo sì. In realtà si voleva dimostrare che lobiettivo dellimmunizzazione di massa fosse raggiungibile anche senza sperperare denaro pubblico. Questo però ha portato a puntare su AstraZeneca, che come noto costa molto nero dei vaccini con mRNA come Pfizer e Moderna, con tutti i problemi che si sono avuti dopo. Fra laltro la società di AstraZeneca ha fatto il doppio gioco favorendo gli inglesi, migliori pagatori. E comunque si è comportata come se fosse inglese favorendo il Regno unito.

(L'intervista integrale è disponibile per gli iscritti a Cna Pensionati nel numero 79 di Verdetà in arrivo a casa di tutti gli associati)

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