Nuovi scenari per la plastica

NUOVI SCENARI PER LA PLASTICA - COME CAMBIERANNO I NOSTRI CONSUMI?

Le politiche per la tutela dell’ambiente stanno acquisendo sempre più spazio a livello europeo ed internazionale, con effetti importanti anche nella vita di tutti giorni, oltre che nelle modalità con cui si fa impresa. Perfino un’enciclica papale ha trattato l’argomento, con un approccio insolito, che ha messo in strettissima correlazione i temi economici e della crescita con quelli ambientali.

Diventa sempre più forte la consapevolezza che, per salvaguardare il nostro territorio ed il futuro di tutti noi, occorre adottare comportamenti e modi di produrre sempre meno impattanti sull’ambiente.

Da tempo si parla di concetti quali la sostenibilità, la green economy, ma da qualche tempo si è fatto avanti un concetto nuovo, quello dell’economia circolare, spesso sintetizzata (ad esempio nella definizione della Ellen MacArthur Foundation) come una un’economia pensata per potersi rigenerare da sola.

(qui ci starebbe bene il grafico dell’economia circolare, su internet se ne trovano svariati)

In concreto, puntare ad un modello basato sul concetto di economia circolare, vuol dire progettare beni in grado di durare di più e di essere facilmente recuperati e riciclati a fine vita; innovare i processi produttivi al fine di ridurre gli sprechi; recuperare quanto più possibile gli scarti reimmettendoli nel sistema produttivo, chiudendo così il cerchio.

Insomma, un cambio culturale prima ancora che economico. Ma anche un cambiamento profondo del modo di produrre e consumare, con effetti importanti su tutta la catena produttiva e su tutti i settori della nostra economia.

Certamente, alcune attività sono più coinvolte in questo processo, per le loro peculiari caratteristiche.

Uno degli ambiti forse più coinvolto è quello della plastica che, anche a causa dell’impatto significativo che questo materiale ha sull’ambiente (tutti abbiamo visto almeno una volta un’immagine dei nostri mari purtroppo rovinati dai rifiuti di plastica), è diventato oggetto di molti interventi volti a ridurne l’utilizzo.

Ormai siamo abituati a fare la spesa utilizzando i cosiddetti shopper compostabili e biodegradabili o, meglio ancora, le buste riutilizzabili. Un cambiamento, spinto da regole poste dalla legislazione, volto a ridurre la produzione di rifiuti derivanti dalle buste di plastica.

Ma presto potrebbero esserci nuove importanti novità, poiché sono attualmente in discussione a livello europeo nuove regole per i prodotti in plastica monouso, nell’ambito della strategia europea sulla plastica. Queste nuove regole, se approvate, avrebbero un impatto importante sia sulle imprese che sulle nostre scelte di consumo.

Infatti, per alcuni prodotti (quali bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini), potrebbe essere previsto un vero e proprio divieto alla commercializzazione, a meno che non vengano fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. Per altri (quali contenitori per alimenti e tazze per bevande) potrebbero essere introdotte misure per ridurne il consumo, simili ad esempio a quelle già introdotte per gli shopper.

A prescindere da regole e divieti, è possibile adottare un modello di economia circolare semplicemente cambiano alcuni nostri comportamenti o le nostre preferenze di consumo.

Per fare un semplice esempio, quando scegliamo una bevanda confezionata in una bottiglia di plastica, teniamo conto certamente dei nostri gusti, della preferenza del marchio e così via; raramente pensiamo alle caratteristiche di riciclabilità della bottiglia che stiamo acquistando. Ma la nostra scelta potrebbe essere meglio indirizzata se, ad esempio, sapessimo che a parità di prodotto, una bottiglia in PET trasparente a fine vita può essere facilmente riciclata anche con una valorizzazione in termini economici mentre, se sulla stessa bottiglia è stata applicata, a fini di marketing, una pellicola colorata, anziché al riciclo bisognerà ricorrere alla termovalorizzazione (lo scarto verrà bruciato per produrre energia), che è una opzione sicuramente migliore rispetto alla discarica ma comunque meno sostenibile (sia ambientalmente che economicamente) rispetto al riciclo.

E’ evidente, quindi, come i nostri comportamenti non solo sono fondamentali, ma possono giocare un ruolo pari, se non maggiore, di regole dettate dalla legislazione; un piccolo sforzo che aiuterà a goderci meglio e più a lungo i nostri mari e l’ambiente che ci circonda.

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