Legge sullo spreco alimentare, via burocrazia e impedimenti fiscali per incentivare la donazione

Attesa per fine estate la nuova legge che aiuta imprese, esercizi commerciali e privati che vogliono evitare gli sprechi alimentari e non solo. Obiettivo: lotta alla povertà e sostegno sociale a chi soffre

Maria Chiara GaddaUna legge che combatte gli sprechi di cibo ma non solo. E che aiuterà piccole imprese, privati, esercizi commerciali minori a non gettare nella spazzatura cibo, alimenti, e anche medicine donandoli a chi ne ha bisogno. Come funziona la nuova normativa lo spiega a VerdEtà Maria Chiara Gadda, prima firmataria del ddl e deputato della commissione ambiente della Camera, a margine del suo intervento alla Festa Nazionale 2016 di Cna Pensionati. 

D. Qual’è l’importanza del disegno di legge sugli sprechi alimentari da lei presentato alla Camera?

R. La legge è stata già votata alla camera dei deputati lo scorso 17 maggio, attualmente è in fase di approvazione al Senato. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di provare a raddoppiare i quantitativi di derrate alimentari che possono essere donate. Oggi si recuperano già 500mila tonnellate di eccedenze alimentari che quindi non diventano spreco. Ora vogliamo fare un passo in avanti, soprattutto per i prodotti che è più difficile recuperare: i quelli freschi o freschissimi, il pane e i prodotti cotti che sono fra l’altro quelli che nella nostra società si sprecano di più. 

D. Come pensate di riuscirci?

R. Soprattutto attraverso la semplificazione burocratica e l’incentivazione. La donazione nel nostro Paese è già una realtà grazie all’impegno delle associazioni di volontariato e a tante imprese di tutta la filiera alimentare che donano i prodotti in eccedenza. Se vogliamo, però, raggiungere un risultato migliore dobbiamo rendere questo processo non episodico ma strutturale: ogni qualvolta si genera uno spreco la burocrazia deve essere tolta e ridotta al minimo indispensabile.

D. Quanto si spreca in Italia?

R. L’ultima ricerca del Politecnico di Milano presentata in Expo ha quantificato lo spreco alimentare nel nostro Paese intorno ai 5 milioni di tonnellate. Precisamente l’eccedenza alimentare è calcolata intorno alle 5,6  milioni di tonnellate e il recupero effettuato dalle associazioni di volontariato, come detto, è intorno alle 500 mila tonnellate. E’ chiaro che quello del recupero è un numero già importante ma vogliamo fare di più. Perché evitare che l’eccedenza diventi spreco è un bene per la collettività da molti punti di vista. 

D. Quali?

R. Innanzitutto dal punto di vista ambientale, ovviamente economico, ma anche sociale. Perché quello che viene recuperato intanto non diventa rifiuto, quindi non c’è il costo della gestione del rifiuto stesso. Inoltre per la produzione di tali prodotti si utilizzano materie prime, acqua, fertilizzanti, il che porta a emissioni di anidritiche carbolica. Soprattutto, e ritengo sia il tema più importante,  ciò che viene recuperato diventa parte di un processo virtuoso. Infatti l’obiettivo principale della legge è quello di favorire una donazione ai fini di solidarietà sociale senza scopo di lucro. Un fatto, questo, che si somma alle politiche sociali di lotta di povertà e all’emarginazione messe in campo dagli enti locali. 

D. Che ruolo possono avere le piccole imprese all’interno di questa visione?

R. Le Pmi hanno un ruolo molto importante e togliere loro burocrazia è decisivo. Bisogna partire dal presupposto che lo spreco avviene lungo tutta la filiera indipendente dalla dimensione di impresa. Il tema della burocrazia, quindi, vale per tutti, vale per il grande supermercato e il piccolo commerciante o per il ristoratore. Ma sicuramente il peso burocratico ha un peso maggiore per una realtà che ha una struttura organizzativa più ridotta. Molto spesso l’azienda è familiare e la persona si deve occupare non soltanto della gestione dei clienti piuttosto che della produzione, ma anche della gestione amministrativa. Devo dire che la collaborazione delle imprese di tutta la filera, e soprattutto delle Pmi, che poi sono quelle più radicate nel territorio è stata fondamentale per scrivere una legge che non è una dichiarazione di intenti ma vuole essere uno strumento immediatamente efficace .

D. Ci spiega cosa prevede la Legge in tema di semplificazione burocratica?

R. Intanto la legge stessa è una semplificazione. Quando abbiamo iniziato l’iter di stesura della ddl ci siamo dovuti confrontare ad una serie di normative complesse, stratificate, molto spesso contraddittorie. La legge parte dal presupposto che questa è una società che spreca tutto, quindi non cita i prodotti solo alimentari. Saranno le associazioni del terzo settore a dover definire successivamente quali sono i ‘prodotti diversi’ oggetto di donazione. Essa comunque è un punto di riferimento semplice per chi vuole donare e non sa bene come e cosa fare. 

D. E poi?

R. Ad oggi chi vuole fare una donazione deve fare una dichiarazione preventiva 5 giorni prima alle autorità competenti. Così, però, si perdono tutte le derrate deperibili. Abbiamo previsto che garantendo la tracciabilità dei prodotti è possibile fare una dichiarazione riepilogativa a fine mese e questo solo per donazioni superiori a 15mila euro. Quindi di fatto per piccole donazioni sono libere dal costo della burocrazia. 

D. Chi sono i soggetti che raccolgono questi prodotti altrimenti sprecati?

R. La legge ha ampliato non solo la categoria dei prodotti che possono essere donati ma anche le associazioni del terzo settore che possono donare: abbiamo allargato la platea anche alle associazioni non riconosciute. Parliamo di associazioni grande strutturate come Caritas o Banco Alimentare ma anche le piccole associazioni legate a un territorio. Esse recuperano dalle piccole imprese, agricoltura, agriturismi, aziende di trasformazione, commercio, panifici, pastifici, bar, ristoranti, mense, prodotti in eccedenza che sarebbero stati buttati. Prodotti che possono essere distribuiti in varie forme. 

D. Quali forme?

R. Beh non soltanto il classico pacco alimentare ma ad esempio i market solidali piuttosto che le mense. Nei market solidali si supera, ad esempio, l’aspetto di vergogna che in altri casi impedisce a una persona, caduta magari temporaneamente in povertà, di accedere alle possibilità di aiuto e di sostegno. 

D. La legge ha dunque una valenza sociale, non solo economica…

R. Assolutamente sì. Direi soprattutto una valenza sociale.  Molto spesso le persone che usufruiscono di questi servizi non sono solo povere ma si sentono povere. Sicuramente lo Stato e le istituzioni devono dare risposte precise in termine di politiche sociali e welfare. Però il mondo del terzo settore può dare un aiuto integrativo. Va alimentata la responsabilità sociale di tutti nei confronti delle persone che sono in difficoltà. 

D. E i pensionati in tutto ciò che ruolo possono svolgere?

R. I pensionati hanno un ruolo importantissimo perché molto spesso sono il sale e la ‘forza lavoro’, mi si passi il termine, di tantissime associazioni del terzo settore. Molte di esse si reggono grazie all’impegno di tanti pensionati, di persone che avevano delle professionalità magari anche in settori come l’alimentare o la gestione di impresa. 

D. La Cna, dal canto suo, che apporto può dare alla legge?  

R. Un apporto importante. Per ora c’è stato il passaggio preliminare della costruzione della Legge poi ci sarà il passaggio successivo che è quello di spiegare la normativa sul territorio. E in questo senso sarà cruciale il contributo di grandi organizzazioni datoriali come la Cna che dovranno spiegare al mondo della Pmi la nuova normativa, gli sgravi, le possibilità che ci sono. 

D. Sgravi fiscali?

R. La legge agisce su questo versante perché quanto viene donato è chiaramente esente IVA. E poi  si riduce l’imponibile. 

D. Quando sarà approvata questa nuova normativa?

R. L’obiettivo è chiudere entro questa estate 2016, inizio autunno. Quest’anno sono stati stanziati fondi per il servizio civile presso le associazioni che fanno distribuzione delle eccedenze alimentari. Poi ci sono altri soldi destinati all’acquisto di derrate alimentari destinate alle associazioni di volontariato. In questo caso non si ha una donazione ma proprio un acquisto che fa il Ministero dell’agricoltura su prodotti specifici indicati dalle associazioni. E’ stato fatto per il latte,  i formaggi dopo terremoto dell’Emilia Romagna e così via. Nella Legge nel 2016 ci sono 2 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 3 che erano stati messi nella Legge Stabilità. Un totale di 5 che sarà strutturale anche il prossimo  anno. 

 

 

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