Liste d'attesa - L'Italia si spacca

I tagli al SSN nel quinquennio della crisi e il buco sanitario di molte regioni italiane hanno di fatto reso impossibile l’erogazione di servizi sanitari pubblici efficienti da Nord a Sud. Decreto Lorenzin sull’appropriatezza delle prestazioni: la parola ai medici di base con la nostra inchiesta.

Cronaca di una morte annunciata. E del lento, ma inesorabile declino del nostro Sistema sanitario nazionale che scivola sempre di più – nei fatti - verso un sistema misto pubblico- privato. Ormai, infatti, alle punte di eccellenza di alcuni ospedali (che ci sono ma essenzialmente al centro-nord) si contrappongono servizi sanitari insufficienti e mal organizzati a causa della carenza di personale, di fondi, o di macchinari all’altezza della situazione. Il che si traduce in liste di attesa elefantiache che, di fatto, rendono nullo il diritto alla salute, l’universalità delle cure, l’efficienza del SSN pubblico. Ma questo succede specialmente nel Centro Sud dello stivale.

Soprattutto qui un paziente con possibilità economiche si rivolge alle strutture private per esami apparentemente di routine come analisi o ecografie mentre a chi percepisce un reddito  non resta che aspettare. Moltissimo. Troppo. Sino a mettere a rischio la salute. Perché sappiamo bene che prevenzione e tempestività della diagnosi salvano la vita.

LE LISTE DI ATTESA

Il dito sulla piaga lo abbiamo messo noi di VerdEtà indagando su un problema molto sentito dagli italiani e dai pensionati in particolare: la lunghezza delle liste di attesa. La realtà  che abbiamo scoperto è tutt’altro che piacevole: regioni commissariate, tagli di bilancio, mancanza di personale, organizzazione carente, macchinari poco utilizzati, impediscono all’offerta del servizio pubblico di stare dietro alla domanda di prestazioni richieste dagli utenti. 

Gli anni della crisi economica hanno falcidiato le finanze del SSN e solo riportandole ad un livello sufficiente sarà possibile aggredire i problemi. Questo quindi è lo scenario quasi bellico che si trovano di fronte i cittadini. Oggi bisogna mettersi l’anima in pace e pazientare quando ci si affida alla sanità pubblica. Aspettare di prendere la linea al centro di prenotazione telefonico - se c’è - e poi dare il tempo all'operatore di trovare una struttura disponibile a fare la visita o l'esame e iniziare a fare i calcoli. 

E’ un esperimento che abbiamo tentato provando a contattare i C.U.P. (Centro unico di prenotazione) di varie Regioni per prenotare una visita specialistica dal gastroenterologo e un esame strumentale di colonscopia. 

SE LE CURE DIPENDONO DAL PROPRIO DOMICILIO

Niente di nuovo sotto il sole. Ma tant’è. Nello stivale il diritto alla salute si declina a più velocità. Perché la sanità è regionale ma purtroppo le malattie no.

In Campania e Sicilia non hanno un servizio centralizzato, è stato possibile provare a contattare solo il Cup delle Asl, o Asp o dei Policlinici delle città capoluogo - Napoli e Palermo  - a cui è possibile chiamare solo in alcuni orari per giorni scadenzati. In una settimana consecutiva di tentativi, i centralini automatici non hanno mai dato segni di vita, impendendo la possibilità parlare, dopo lunghe attese con un operatore.  Nel Lazio il servizio di prenotazione è molto più chiaro e soprattutto è centralizzato. Addirittura è possibile essere rinviati direttamente a strutture convenzionate per svolgere gli esami. I tempi di attesa comunque per una colonscopia nelle strutture pubbliche sono circa un anno (da ottobre 2016 per ottobre 2017). I prezzi del ticket sono di 34.66 euro per la visita specialistica, e 50.15 euro per la colonoscopia.  Spostandosi verso Nord la storia cambia. 

In Emilia Romagna il centralino chiarisce fin da subito le modalità con cui prenotare o disdire gli esami richiesti, ricordandoci che si possono pagare anche sanzioni se non si usufruisce correttamente del servizio. Inoltre è possibile specificare la zona in cui voler essere serviti, in questo caso la zona di Bologna città e provincia. Una visita specialistica si può avere dopo 30 giorni con un ticket di 23.00 euro, mentre sono più indefiniti i tempi per la colonscopia al costo di 36.13 euro sommati ad un’integrazione tra i 6 e i 15 euro che varia con le diverse fasce di reddito calcolate dell’Isee.  Infine in Lombardia è addirittura stato preposto un numero verde specifico del centralino diretto ad informare i cittadini delle modalità e dei costi dei servizi offerti, senza così intasare le linee delle prenotazioni, che negli altri casi fanno penare anche decine di minuti di attesa prima di rispondere. Qui si viene informati che il ticket per la visita è di 28.50 euro e per la colonscopia di 56.00 euro, gli operatori inoltre hanno la possibilità di specificare i vari tempi di attesa degli ospedali della zona da noi prescelta - Milano città - con i 170 giorni per l’esame strumentale al Sacco o i 140 giorni al Fatebenefratelli.

IL DECRETO LORENZIN SULL’APPRORIATEZZA DELLE CURE RISOLVE IL PROBLEMA?

Bisogna ricordare che ogni Regione ha una sua specifica politica di esenzione per i ticket, che riguarda soprattutto le fasce economicamente più disagiate della popolazione, gli anziani con pensioni minime e chi convive con malattie croniche. Ma anche questo tipo di provvedimenti - la compartecipazione delle spese - non riesce a smaltire il problema delle liste d’attesa. Il governo, con decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva, dall’inizio del 2016 ha tentato di affrontare la questione dalla fonte, cioè proprio dall’accuratezza con cui i medici di base possano e debbano prescrivere gli esami strumentali del SSN. Ogni medico curante d’ora in poi potrebbe “segnare” determinate prestazioni a carico della Servizio Sanitario nazionale, come esami radiologici o analisi di laboratorio, soltanto se saranno soddisfatte determinate condizioni, cioè se il malato corrisponde ai criteri per cui la prestazione in questione può essere garantita gratuitamente (salvo il ticket) dal servizio pubblico. Senza una storia clinica chiara infatti per svolgere una prestazione, secondo la direttiva, ci sarebbe bisogno della visita di un specialista, cosa che comporterebbe - come abbiamo visto nella nostra prova sul campo prima descritta - un aggravio di costi e di tempi, con un raddoppio circa del prezzo dei ticket per curarsi. La ratio del provvedimento era quella di responsabilizzare chi deve gestire il primo approccio dell’utenza al servizio sanitario. L’esclusione di sanzioni per chi continua nell’abuso delle ricette segnate, la riduzione della lista delle oltre 200 prestazioni individuate (da qualsiasi Tac al colesterolo) a circa 42, ha però ridotto la portata dell’iniziativa legislativa.

LA PAROLA AI MEDICI DI BASE

Parlando sul campo con diversi medici di base di Roma e provincia, abbiamo riscontrato come il provvedimento sia infatti per lo più disatteso. Il problema, come c’è stato raccontato, è la mancata consapevolezza del valore della diagnostica da parte del Legislatore, che ogni medico ha il diritto invece di valutare nella sua appropriatezza. Spesso a causa del sistema organizzativo della sanità locale tutto ciò viene trascurato, in primis dalle stesse strutture pubbliche come i pronti soccorso, che per lo più non rispettano l’appropriatezza prescrittiva, lavorando ancora secondo modalità non più gestibili nelle attuali condizioni economiche in cui versano. Altro tema è l’organizzazione degli orari e del personale che gestisce gli esami strumentali: in molti ospedali è possibile utilizzarli solo dal lunedì al giovedì e nel pomeriggio non se ne svolgono più, mentre subentra l’intramoenia e quindi il servizio a pagamento. Le strutture private - e convenzionate - funzionano invece h 24 ed anche nel weekend. La regione Emilia-Romagna, per esempio, investendo decine di milioni di euro sta tentando di risolvere il problema portando il SSN agli stessi standards del servizio convenzionato.  Il rischio di penalizzare gli utenti che patiscono malattie più gravi invece è un falso problema, perché ogni medico di base ha un codice di emergenza - proprio e personale - con cui poter prenotare direttamente prestazioni sanitarie in tempi brevissimi, nell’ordine di qualche giornata lavorativa.  

DENTRO GLI UFFICI REGIONALI 

Abbiamo inoltre interrogato il livello amministrativo dell’organizzazione del sistema sanitario, come per esempio fonti del consiglio regionale del Lazio esperte del tema, dalle quali si è appreso che la direttiva Lorenzin - prima dei suoi cambiamenti - aveva suscitato dubbi e perplessità, soprattutto tra gli utenti più anziani, a cui è stato difficile spiegare le novità riguardo le prescrizioni di esami. Ma anche da questo ambito è stato fatto notare come il tema reale sia quello delle risorse per organizzare efficientemente i servizi. Queste norme di limitazione sono solo palliativi al problema delle liste d’attesa. Se mancano i macchinari, il personale specializzato a causa del blocco del turnover, sarà sempre più difficile rispondere alla crescente richiesta di cure e controlli. Alla fine è una questione di risorse, lo Stato e la politica devono capire se questo sia un tema a cui riconoscere la priorità. 

 

 

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