Come aiutare il cervello a invecchiare bene - Un aiuto dal mondo vegetale

“Quando ero giovane avevo una memoria di ferro. Ora invece non mi ricordo dalla bocca al naso”. Quante volte ho sentito questi discorsi, prima da parte dei miei nonni, poi dei miei genitori e ora che ho raggiunto le sessanta primavere e mi avvio verso mete inesplorate sono io stesso a ripeterli. Ma perché avviene tutto questo. In che modo il cervello si logora con l’avanzare dell’età?

Cervello e invecchiamento

I neuroni, cellule presenti nel nostro encefalo, dopo i 30 anni cominciano a ridursi. Un tempo si credeva che non si riproducessero e che calassero soltanto. Oggi si è propensi a ritenere che in parte si rigenerino, ma senza dubbio il saldo è negativo. Basta pensare che a 75 anni il peso del nostro cervello è inferiore del 10% rispetto a quando ne avevamo 30. La perdita di sangue irrorato è ancora superiore, pari al 20%.

Il risultato è un indebolimento della memoria a breve termine. Si continuano a ricordare distintamente avvenimenti di un passato anche remoto, ma si fatica a rammentare episodi, vicende, fatti, molto più attuali. Inoltre, diventa difficile accettare i cambiamenti, affrontare e risolvere nel migliore dei modi situazioni nuove e prima sconosciute. 

Che fare, arrendersi al destino avverso senza reagire? No di certo.

Il mondo vegetale è a nostra disposizione per combattere e vincere la nostra battaglia personale. 

Ginkgo biloba, l’usato sicuro

Se il nostro corpo fosse una macchina il ginkgo biloba potrebbe essere definito ‘usato sicuro’. Insieme con alghe, equiseto e felci è tra le piante più antiche, comparso sulla Terra 250 milioni di anni fa. Originario dell’Oriente e scomparso in Europa da tempo immemorabile è stato reintrodotto negli ultimi secoli. Resiste a siccità, freddo intenso e inquinamento. In Oriente è considerata la pianta del buon funzionamento cerebrale. 

Il ginkgo biloba rende il sangue più fluido, in grado di scorrere meglio. Si evita così la possibilità di ischemia, cioè una diminuzione della circolazione del sangue. É noto che quest’ultimo trasporta l’ossigeno a tutti gli organi, cervello compreso. Con poco ossigeno le cellule nervose possono correre pericoli non indifferenti.

I sintomi sono noti. Vertigini, depressione, ronzii alle orecchie, riduzione di memoria a breve termine. Il ginkgo interviene e aiuta il sangue a recuperare l’originaria scioltezza.

Ma questa pianta antica non è priva di controindicazioni. A volte provoca mal di testa e problemi digestivi. Bisogna fare attenzione ai farmaci anticoagulanti come l’aspirina, vitamina E, aglio. Evitare tutti i preparati che possono influire sulla coagulazione del sangue. Sconsigliato per le donne in gravidanza e durante l’allattamento.

La Curcuma, le nuove prospettive

In questo caso se il nostro organismo fosse una macchina, la curcuma sarebbe una nuova prospettiva. Negli ultimi anni si stanno scoprendo nuove possibilità per una pianta molto nota. È un rizoma (fusto orizzontale simile a una radice) che cresce in India, giallo, usato come colorante. Molto conosciuta come spezia, questa pianta è alla base del “curry”, condimento dell’India stessa, ma anche ottima come digestivo, stimolante del fegato e diuretica. In particolare le proprietà della ‘curcumina’, uno dei componenti della pianta, sono antinfiammatorie. Inoltre è antiossidante in grado di combattere i radicali liberi alla base dell’invecchiamento dei tessuti e delle malattie degenerative.

La curcuma favorisce le nostre funzioni cerebrali, ne potenzia le prestazioni. Una ricerca ha messo in luce che le capacità della memoria a breve termine e la prontezza della mente siano risultati migliori in persone che fanno uso frequente di ‘curry’ rispetto a chi non l’ha mai consumato. Non ci sono ancora dati attendibili ma si sta studiando la possibilità di impiegare la curcuma per contrastare malattie degenerative come l’Alzheimer. 

Il bizzarro principio delle Segnature

Altre piante ci sostengono nella strenua lotta contro il calo delle capacità cognitive. Per esempio le noci. Un tempo esisteva una curiosa teoria, detta delle “Segnature” secondo la quale una pianta che somiglia una parte del nostro corpo è utile per curare proprio quell’organo. Nel caso del cervello le noci ne ricordano la forma e l’aspetto in modo sorprendente. Studi recenti hanno messo in luce che gli acidi grassi contenuti in questa frutta secca bloccano l’operato di molecole ossidanti e aiutano a conservare il nostro cervello attivo e dinamico. Come dire prevenire prima ancora che curare.

Ma il mondo vegetale non smette mai di aiutarci nella ricerca di cure per i nostri disturbi. Vi sono altri rimedi come l’avena per esempio e perfino la farina di pesce che pianta non è a dire il vero. 

Ma di questo ce ne occuperemo un’altra volta!

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