L'anziano e il tempo, un rapporto di amore e odio

La festa di fine anno è sempre un’emozione. Positiva o negativa che sia, siamo “costretti” a sentirla. Anche coloro che non intendono festeggiare questo evento, non hanno scampo:  sentiranno le urla dei vicini, il volume alto della TV, le persone per la strada e l’indimenticabile “10-9-8-7…evviva!!!”. 

Non si scappa, più di tutto, dall’inesorabile percezione oggettiva del tempo che passa: gli anni passano, la vita porta a crescere, svilupparsi e poi morire, oppure “si è bambini poi adulti, ed infine vecchi” tanto per citare le frasi più ricorrenti. Con questa sensazione, a volte in maniera più consapevole, a volte meno, si cerca in qualche modo di fuggire da quell’appuntamento che segna il passaggio di un altro anno. Spesso porta addirittura angoscia in alcuni, e il latino non sbaglia mai:  la parola angus in latino, vuol dire angolo, cioè ci si sente “stretti all’angolo” senza via d’uscita. E ahimè è la verità. La razza umana è costituita proprio così!

Ma cos’è il tempo? “Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro” scrive Wikipedia. Ovunque cerchiate la definizione del tempo, troverete sempre il concetto di dimensione, vale a dire la misura di qualcosa. Come razza umana, siamo fatti di una materia che deteriora, ma visto che la materia è in continua trasformazione, non sappiamo cosa altro diventeremo dopo la nostra distruzione. Questo concetto è poco filosofico quanto fisico. E andrebbe approfondito così da prepararsi con serenità ad un passaggio di materia. Purtroppo nelle nostre scuole, non veniamo educati al concetto della morte, fingiamo che sia qualcosa di distante, quando invece è il motore del coraggio. 

Il caso di Roberto. “Ma dopodomani, che c’è?” chiede Roberto che nel 2018 festeggerà 95 anni. Le ansie e le angosce implicite in tale quesito, suggeriscono che Roberto pur avendo conoscenza intellettiva, non è intimamente ed emotivamente sintonizzato sul significato dei suoi 95 anni, ma si colloca – come gran parte degli anziani – in un tempo soggettivo, il cui significato e spessore non coincidono con i parametri cronologici. Il senso del tempo cambia con il mutare dell’età e delle circostanze: per un bambino avere 3 anni significa dare per scontato l’accudimento genitoriale; per un ragazzo di 15/16 può significare scoprire, nel proprio tempo, l’esigenza di maturare una visione personale della vita, diversa da quella dei propri genitori; nell’età adulta può implicare l’esigenza di concretizzare dimensioni progettuali (famiglia, lavoro, ecc…), impensabili in altra epoca della vita e per un anziano infine gli anni che passano, significano due cose: una dimensione oggettiva di fine e la possibilità di rientrare in se stessi, aumentando la lente d’ingrandimento sui ricordi ed i significati ad essi attribuiti. 

Quale allora il modo migliore per festeggiare Roberto? Non avrà alcun senso abbondare in regali e celebrazioni, né sottolineare la sua età avanzata evidenziandola come una sorta di successo. Forse, la cosa più importante, può essere invece provare a contattare il suo mondo interno, la sua tradizione, ascoltandone l’evocazione e condividendola con lui. L’anziano ha bisogno di un tempo per sé: affida alla prevedibilità delle routine (soggettive, familiari o istituzionali) il compito di organizzare il tempo, per recuperare una dimensione personale, sempre più sintonizzata sulla propria “tradizione interna”. 

Le quattro azioni da fare per festeggiare serenamente la fine dell’anno:

  1. rileggere gli accadimenti del 2018, fornendo un significato ad ogni evento. “Dare un significato” vuol dire, fornire una cornice al contenuto creando un’istantanea, una foto, da valorizzare dentro di sé dandogli un perché. Questa azione attribuisce al tempo un senso rendendolo denso e non vacuo. Aumentando così la sensazione di “esistere”; 
  2. riconoscere i valori che sono stati trasmessi ai più giovani e sentirsi appagati da ciò: l’onestà, la determinazione … è bello riconoscere nei propri nipoti delle sfumature della propria essenza;
  3. festeggiare la fine dell’anno con cene e spumanti, brindisi e auguri, in compagnia. Condividete pensieri, emozioni e l’esperienza di quel momento. Gli esseri umani non sono isole ma hanno bisogno di stare insieme;
  4. a qualsiasi età, è importante fare progetti per il futuro…. progetti realistici. 

Fantasticare sul valore che l’anno prossimo voglio far passare ai più giovani, può diventare un’azione sociale e personale ambiziosa.

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