L'albero di Natale

Perché l'abete è uno dei simboli del Natale? Perché si è scelto proprio quest'albero per essere decorato  con luci e altri addobbi? Infine perché ci si scambiano i regali proprio sotto un abete? Eppure esistono tante specie di alberi, piante, arbusti, cespugli anche più belli. Oggi queste usanze ci sembrano la norma, ma non è sempre stato così.

Abete Bianco e Abete Rosso
Tanto per cominciare è il caso di presentare quest'albero a tutti familiare.
É un sempreverde della specie delle Conifere. In Europa sono due le varietà più conosciute. L'abete bianco e quello rosso.
L'abete bianco si chiama così perché il colore dei rami nella parte inferiore pare argentato, mentre la varietà “rossa” deve il suo nome alla corteccia rossastra. L'uno e l'altro possono superare i 50  metri di altezza, in alcuni casi anche i 60. Preferiscono le zone montane di Alpi e Appennini.

L'origine di una scelta
Ha sempre colpito la fantasia dell'uomo. Forse per la sua forma a piramide, diversa da gran parte degli altri alberi. Ma anche per la sua imponenza e per la caratteristica di non perdere le foglie durante l'inverno. Alcuni popoli dell'Asia, per esempio, erano convinti che fosse sacro perché univa tutte le zone del cosmo. Cielo, terra e inferi. La cima si incuneava nel cielo e le radici si espandevano negli inferi. 
Ma c'era anche un altro motivo meno appariscente. Il freddo invernale avvolgeva la terra come una carezza gelida. Gli antichi rabbrividivano e si coprivano come meglio potevano. Intanto la mente vagava e sognava. Sognava l'estate, il caldo, il sole alto nel cielo e la frutta pronta per essere colta dovunque lo sguardo si posasse. L'inverno, invece, offriva ben poche consolazioni. L'abete era tra queste. Un albero imponente, vivace, che non perde le foglie e che sembra non perdersi d'animo neanche in presenza di bufere di vento, di pioggia e perfino di neve. Un esempio che manteneva viva la speranza. Guardarlo dava forza e ricordava che il giorno in cui l'estate sarebbe tornata non era lontano. 
Nel medioevo nel nord Europa si recideva uno di questi alberi poco prima del solstizio d'inverno (il 21 dicembre), giorno più buio dell'anno. Si portava a casa e si addobbava con ghirlande, uova decorate e dolciumi. Secondo le usanze ci si riuniva intorno all'abete con amici e parenti e si passava la notte tra giochi, canti e balli. Forse perché si alzava un po' troppo il gomito, la chiesa finì per puntare il dito contro queste abitudini “scellerate”.
Nei Paesi latini non si ha notizia dell'uso dell'albero di Natale fin quasi alla metà dell'800. Nel 1840 a Parigi apparve per la prima volta presso le “Tuileries” con grande meraviglia del popolo e perfino alla corte del re.
Da allora piano piano è entrato nelle nostre vite.

Fra leggenda e scienza
Nella Grecia classica i medici suggerivano ai genitori di bambini gracili e malaticci di portare i figli sotto un abete come cura. Avevano notato che questo albero nei primi anni di vita è un arbusto fragile e delicato che solo più tardi diventa forte e robusto. Allo stesso modo si pensava che i bambini di salute cagionevole e di sviluppo stentato avrebbero tratto beneficio dalla vicinanza di un abete.
Le intuizioni degli antichi greci hanno trovato riscontro nella scienza moderna. Le gemme sono utilizzate in pediatria, sia per le ossa che per il sistema immunitario. Le gemme aiutano a regolare la rapidità con cui le ossa si rafforzano, sollecitando le cellule dei tessuti ossei. Inoltre stimolano i linfociti che sono un tipo di globuli bianchi coinvolti nella difesa immunitaria.
L'abete è indicato per problemi alle vie respiratorie. La corteccia si può usare in presenza di catarro bronchiale, sotto forma di inalazioni. Anche le gemme possono essere utili in caso di catarro.
L'olio essenziale che si ricava filtrando gli aghi è aromatico. Ha un buon odore anche se molto intenso. É preferibile utilizzarlo per uso esterno.
Dalla distillazione delle foglie si ricava l'essenza di trementina che trova impiego contro le bronchiti e i problemi polmonari, ma è anche antireumatico.

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