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Allarme del Censis, un italiano su quattro a rischio povertà


Varie

Un italiano su quattro rischia di diventare povero, con gli anziani che rappresentano un terzo di questa fetta di popolazione fragile. Senza contare che 1,9 milioni di famiglie vivono già in una condizione di povertà assoluta. Nel 2019 erano “solo” un milione. A rivelarlo è il 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2022, secondo il quale l’Italia, in questo frangente storico-economico, sta vivendo “in uno stato di latenza”. Gli ultimi tre anni, contrassegnati da “quattro crisi profonde, la pandemia che sembrava alle spalle, l’impennata del costo della vita, la guerra in Europa, i costi dei servizi energetici”, hanno messo a dura prova la resistenza degli italiani. Delle persone a rischio povertà o esclusione sociale il 33,9% vive di pensione, il 18,4% percepisce uno stipendio da lavoro dipendente e il 22,4% redditi da lavoro autonomo; il 41,2% risiede al Sud, il 21% nel Centro, il 17,1% nel Nord-Ovest e il 14,2% nel Nord-Est. Come se non bastasse, a complicare ulteriormente le cose c’è la risalita dell’inflazione, che accentua ancora di più le diseguaglianze: secondo il Censis, più del 64% degli italiani sta bruciando i propri risparmi a causa dell’impennata dei prezzi al consumo. Il 92% degli intervistati si è detto convinto che questa situazione non si esaurirà nel breve periodo. Addirittura, il 69,3% ritiene che il tenore di vita si abbasserà ulteriormente nei prossimi mesi. A fare paura è l’aumento dei prezzi dei beni energetici, con l’8,1% delle famiglie che dichiara di non riuscire a riscaldare la propria casa come si dovrebbe, come faceva negli anni passati. E su questo scenario incombe l’incubo di una guerra mondiale. Secondo il Censis ben il 61,1% degli italiani teme lo scoppio di un conflitto su scala planetaria, e il 57,7% l’entrata in guerra dell’Italia.

La categoria più esposta al rischio dell’impennata del tasso di inflazione, con perdita del potere d’acquisto, è quella degli anziani.  “Pensando al proprio futuro – avverte il Censis – solo il 38,7% si sente con le spalle coperte sul piano economico (nel 2019 il dato era al 68,2%). La fragilizzazione della condizione economica dei pensionati non solo rischia di mettere in crisi il silver welfare a supporto di figli e nipoti, ma alimenta anche la loro paura verso alcuni rischi sociali”. Secondo il Censis, infatti, “il 35,2% dei pensionati si sente poco coperto in caso di malattia e della necessità di ricorrere a prestazioni sanitarie, il 45,4% in caso di non autosufficienza. Più di 16 milioni di pensionati attivano una spesa complessiva annua per le pensioni di oltre 312 miliardi di euro, con un importo medio di 1.500 euro circa per tredici mensilità”. Il Censis segnala anche “differenze significative nei redditi pensionistici” che rendono alcune tipologie di pensionati più esposte ai rischi di questo momento. Al Sud, ad esempio, “le pensioni medie sono di circa il 20% inferiori a quelle del Nord”. E resta il solito divario di genere, con le pensioni delle donne che sono inferiori di circa il 28% rispetto a quelle degli uomini.

“Il nostro Paese – avverte il Censis – nonostante lo stratificarsi di crisi e difficoltà, non regredisce grazie allo sforzo individuale, ma non matura. Riceve e produce stimoli a lavorare, a mettersi sotto sforzo, a confrontarsi con le ferite della storia, ma non manifesta una sostanziale reazione: rinuncia alla pretesa di guardare in avanti”.

Il rapporto del Censis restituisce il ritratto di un Paese malinconico, anzi, moderatamente nichilista, che “non cresce abbastanza o non cresce affatto”, nel quale “la macchina amministrativa pubblica è andata fuori giri e così non sarà in grado di trainare la ripresa”. Il quadro di un Paese nel quale “la ricerca è intrappolata nella morsa di una scarsa qualità delle strutture e della programmazione pubblica”, e dove “l’esercizio della giustizia presenta disparità territoriali intollerabili”.