Giungi: "Momento difficile, ma il sogno dell'Europa non va buttato alle ortiche"

Il Presidente di Cna Pensionati interviene sulla situazione economica del nostro Paese e commenta le misure della Legge di Bilancio che riguardano i pensionati italiani

“Io sono profondamente convinto che il sogno di quella Unione europea vissuto e coltivato nei decenni passati non vada gettato alle ortiche. E’ il sogno di un futuro positivo, senza guerre, senza confini e con l’integrazione dei popoli”.

A dirlo è Giovanni Giungi, Presidente nazionale di Cna Pensionati che riflette preoccupato sulla situazione e sugli umori del Paese.

“Il sogno dell’Europa unita – spiega - è un sogno che noi artigiani italiani abbiamo contribuito ad alimentare: noi ci siamo rimboccati le maniche nel dopoguerra, noi abbiamo sudato e lottato a muso duro per consegnare ai nostri figli una vita e un Paese migliore. Non è che lavorare tutti i fine settimana o sino a tarda sera sia stato sempre piacevole ma lo abbiamo fatto sperando di diventare più grandi”.

Certo, secondo il Presidente di Cna Pensionati, oggi le cose sono molto cambiate e nel nuovo millennio non tutto è andato per il verso giusto offuscando proprio quel sogno di cui ci siamo alimentati per decenni.

“Vedo, vediamo noi pensionati artigiani, nuvole grigie all’orizzonte che rischiano di trasformarsi in un devastante temporale – continua – quel tipo di Europa che abbiamo immaginato e realizzato, infatti, deve forse aggiustare il tiro, occuparsi di più di chi rimane indietro, essere solidale e soprattutto unirsi senza egoismi e paure”.

“Il popolo italiano – continua - è sempre stato solidale. Gli artigiani lo sanno bene. Noi pensionati artigiani la solidarietà l’abbiamo praticata nelle nostre officine, nelle nostre botteghe. Abbiamo concesso rateizzazioni, dilazioni di pagamento, aiuto a tutte le famiglie e ai più deboli che non riuscivano a farcela. Eravamo quelli che negli spacci segnavano la spesa, aspettavano fine mese per i pagamenti e così siamo andati tutti verso un futuro migliore”. “Oggi – aggiunge Giungi – combattere contro l’Unione europea come un nemico significa buttare via il bambino con l’acqua sporca. Basta praticare un po’ di saggezza e si farebbero grossi passi avanti. Serve farlo sia da parte di chi detta regole, ormai forse non più sostenibili, e penso ad alcuni membri troppo inflessibili della Ue, sia da parte di chi queste regole le contesta. Certo le regole vanno cambiate insieme, altrimenti si rischia il caos”.

Giungi è il Presidente dei pensionati artigiani della Cna. Uno come tanti che ha fatto del buon senso e della praticità la sua ricetta di vita. “Abbiamo lavorato con le mani – aggiunge – ma ci abbiamo messo anche la testa. Abbiamo imparato a nostre spese che fare il passo più lungo della gamba o millantare cose irrealizzabili porta più o meno invariabilmente al fallimento. Perciò ciò che chiedo è sobrietà. Sguardo lungo e toni bassi, che la serietà e la fatica alla lunga pagano sempre”.

Sulle misure che sono presenti nella manovra, pensioni di cittadinanza, quota 100, reddito di cittadinanza ( non ancora perfettamente declinate in attesa di disegni di legge ad hoc collegati), il giudizio è sulla stessa lunghezza d’onda.

“Abbiamo chiesto da sempre l’innalzamento delle pensioni minime sopra alla soglia di povertà – ha commentato Giungi – non possiamo che essere felici se l’esecutivo varerà davvero una misura che consente ai pensionati al minimo di vivere meglio e con maggiore dignità. Stesso discorso vale per il reddito di cittadinanza. Come il Rei del governo Gentiloni, il reddito di inclusione, ci sembra una misura giusta e importante, a patto che aiuti davvero chi ne ha bisogno evitando lo sperpero di denaro pubblico”.

La nota dolente, infatti, secondo il Presidente di Cna Pensionati, è proprio questa.  “Siamo un paese che purtroppo ha accumulato 2.200 miliardi di debito pubblico, il 130% del Pil. Dunque l’attenzione ai conti non è un’opzione possibile ma purtroppo è l’unica via. In questo senso anticipare l’entrata in pensione a quota 100, una possibilità che molti italiani aspettano spesso a ragione, è un operazione che va fatta con grande saggezza e, insisto, misura”.

“Lasciatemi fare ancora un appello alla sobrietà – conclude – sobrietà dei conti, certo ma anche dei comportamenti. Noi lavoratori artigiani abbiamo spesso lavorato anche 50 anni di fila e ci prendiamo il piccolo merito di aver portato questo Paese, un piccolo paese in confronto ai mostri emergenti di oggigiorno con miliardi di persone, fra i primi più ricchi del mondo. Andare allo scontro e alzare la voce delle volte serve. Ma per un tempo limitato. Poi è necessaria la misura, la ragionevolezza, la trattativa e l’intelligenza dei toni bassi. Dividersi in squadre contrapposte ognuno con un senso di superiorità, non paga. Noi siamo il popolo dei Montecchi e dei Capuleti, Guelfi e Ghibellini, litigare e dividerci in cieche tifoserie ci viene bene, ma poi c’è voluto Garibaldi per spiegarci che uniti si va più lontano”.   

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