Marche

Le decisioni politiche devono avere al centro la salute

Il passaggio di legislatura in atto deve mobilitarci al fine di influenzare, al di là delle ideologie politiche, i programmi elettorali affinché il diritto alla salute sia garantito in modo corretto a prescindere da politiche sanitarie regionali o da modelli organizzativi locali.

La nostra Costituzione repubblicana affida oggi il diritto fondamentale della salute ad una illusoria collaborazione tra Stato e Regioni. Lo Stato assegna il finanziamento e definisce i livelli essenziali di assistenza (Lea) e le Regioni devono assicurare programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari. Oggi i dati dimostrano che il diritto della salute è per molti cittadini compromesso da politiche regionali e decisioni locali errate, che determinano diseguaglianze nei servizi generando sprechi ed inefficienze. E’ necessario che, per superare le diseguaglianze, i ventuno sistemi sanitari regionali, oggi liberi di declinare l’offerta dei servizi e prestazioni, mentre il governo si limita ad assegnare le risorse e a verificare l’applicazione dei Lea, vengano condizionati da una nuova politica sanitaria che accentri non solo i controlli, ma anche l’organizzazione.

I ventuno modi di erogare l’assistenza sanitaria configurano una modalità nefasta per limitare il nostro invidiato sistema sanitario. Dalla lunghezza dei tempi d’attesa per prestazioni diagnostiche e chirurgiche, all’intricata giungla dei ticket, dalle eccellenze ospedaliere alla desertificazione dei servizi territoriali (assistenze domiciliari, residenze sanitarie assistenziali, centri diurni, residenze protette, hospice ecc.) dalla dimensione delle aziende sanitarie alla capacità di integrare il pubblico con il privato, dal variegato mondo di fondi integrativi e assicurativi alla disponibilità di farmaci innovativi. Tutti problemi che devono trovare una giusta soluzione nazionale limitando il ruolo delle regioni.

I fenomeni non si limitano solo alle questioni sopra elencate, ma hanno degli aspetti ancora più inquietanti. Nelle Regioni prevalentemente del Sud che non adempiono ad una giusta assistenza, i cittadini, non solo hanno servizi sanitari peggiori con conseguenze nefaste sulla salute, ma pagano addizionali Irpef più elevate per risanare i conti, per poi essere costretti a spostarsi in altre regioni per curarsi. Il fenomeno della mobilità sanitaria nel 2016 ha spostato oltre 4 miliardi di euro, prevalentemente dal Sud al Nord, con l’aggravante dei costi sostenuti dai cittadini per viaggi, soggiorni e disagi che sono sicuramente superiori alla spesa sostenuta dal Ssn. 

Tutto questo produce il fenomeno in cui le regioni più attrezzate ed organizzate possono far conto su flussi di denaro proveniente da altre Regioni meno efficienti e quindi poter investire per migliorare i propri servizi, con la perversa conseguenza di allargare ancora di più la forbice della qualità delle prestazioni soprattutto tra il Sud ed il Nord. 

In occasione del convegno di Camerino, organizzato dalla Cna pensionati di Umbria e Marche dal titolo “Ricostruzione: adeguare i progetti alle esigenze sociali delle comunità umbre e marchigiane”, il tutto riferito alla ricostruzione post terremoto, il nostro presidente Ilario Persiani ha voluto lanciare un’idea e cioè fare un nuovo piano sanitario regionale condiviso tra Umbria e Marche che possa integrare le rispettive eccellenze socio\sanitarie e creare quindi utili sinergie superando doppioni inutili. Anche il vice Ministro alle infrastrutture Riccardo Nencini, presente al convegno, ha raccolto l’idea impegnandosi a migliorare le infrastrutture e i trasporti per unire sempre di più e meglio i servizi delle due Regioni. 

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